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SCUOLA/ I test slittano, ma l’"effetto-Sud" rimane

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Ieri il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza ha annunciato il rinvio a settembre dei test d’accesso alle facoltà universitarie a numero chiuso. Contestualmente, cambia il meccanismo di assegnazione del controverso “bonus maturità” al voto conseguito in occasione dell’esame di Stato 2013. 

Le modifiche saranno contenute in un decreto ministeriale che sarà firmato dal ministro mercoledì prossimo, 12 giugno. Esso regolerà - recita il comunicato del Miur - «le modalità delle prove di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato nazionale per l’a.a. 2013-14». «Il nuovo drecreto, che sostituirà quello emanato il 24 aprile scorso, prevede la ridefinizione dei criteri di valorizzazione del percorso scolastico e il posticipo delle date delle prove a settembre».

Il bonus rimane, ha spiegato il ministro, perché «è basato su di una legge che è vigente (risalente a Fioroni, ndr). La legge impone i dieci punti di bonus, noi stiamo cercando di cambiare, già da quest'anno, il meccanismo di articolazione, in modo da andare verso una maggiore equità, per calcolare il bonus in rapporto alle singole commissioni e non a tutto il territorio nazionale». 

Il meccanismo di assegnazione aveva scatenato una sollevazione generale perché, attribuiva allo studente un punteggio - un bonus, appunto, da 4 a 10 punti per i voti da 80 a 100 - dipendente non da lui, ma dalla media dei voti conseguiti nella sua scuola nell’anno scolastico precedente.

Tutto da rifare, ha detto il ministro. In attesa di conoscere come verrà modificato il meccanismo, resta il fatto che le scuole del sud, come ogni anno, premieranno i loro studenti con voti di maturità mediamente più alti rispetto a quelli delle regioni centro-settentrionali della Penisola. Secondo Paolo Sestito, commissario Invalsi, questo implica che in futuro almeno una parte dell’esame finale non potrà non essere standardizzata.

La confusione e venuta dal modo in cui si è voluto tener conto, in sede di definizione del punteggio d’accesso a certe facoltà universitarie, della carriera precedente degli studenti. Per quali ragioni si può pensare che i risultati in un livello scolastico precedente possano o debbano influenzare i risultati successivi?
Che vi sia un legame tra performance in un dato momento e risultati successivi è un dato di fatto. Quando cerchiamo un professionista o un artigiano, o quando un’impresa cerca un lavoratore, la prima cosa a cui si guarda sono le cosiddette referenze. La logica del far riferimento ai risultati scolastici precedenti nel considerare l’accesso agli studi universitari è altrettanto naturale e del tutto in linea con la logica dell’uso di un test di ingresso.

Quindi?
L’università è un percorso di studi di massa ma non universale in cui, a differenza che negli altri gradi scolastici, si devono selezionare gli accessi, perché ho solo un determinato numero di accessi possibili e per motivi di equità e di efficienza è preferibile garantire l’accesso ai «migliori» o, anche laddove il numero di posti non sia rigidamente predefinito, perché devo indirizzare il potenziale studente verso i corsi a lui più consoni, prevenendo un eccesso di successivi abbandoni; citando a memoria dati di qualche anno or sono, ricordo che uno su sei dei neo-immatricolati dopo un anno risultava non avere conseguito neppure un credito formativo utile…

Allora che cosa bisogna fare?



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