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SCUOLA/ "Rifare" la media? C'è un modello che funziona

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Attuare un curricolo unitario nelle finalità ma anche nella metodologia di lavoro è, nell’esperienza di chi scrive, poter disporre in primis di strutture edilizie che siano sicure, ben tenute e territorialmente vicine, che dispongano di palestre, laboratori ed attrezzature idonee, gestite da docenti e collaboratori scolastici (e ciò implica costanza nella permanenza in sede del personale e non turn-over derivanti da un sistema di reclutamento anacronistico, attento unicamente ai cosiddetti diritti dei lavoratori). La manutenzione e l’adeguamento delle strutture attende da troppi lustri finanziamenti ad hoc, che non dovrebbero avere carattere di straordinarietà, bensì di ordinarietà.

Ma accanto alle strutture è necessario e fondamentale rivoluzionare la didattica: la recente attenzione ministeriale ai disturbi dell’apprendimento ed ai bisogni educativi speciali (Dsa e Bes) ci segnala ciò che chi fa scuola con attenzione ed esperienza ben sa e che si chiama individualizzazione dell’insegnamento.

Per il segmento scolare dall’attuale quinta alla terza media, le nuove tecnologie offrono importanti strumenti che possono, se utilizzati quale occasione per un ripensamento della didattica (cosa insegnare, quali contenuti, come e quanto verificare), costituire un nuovo modello di tramissione dei saperi. L’utilizzo della lavagna multimediale e il superamento dei testi cartacei (che possono integrare il lavoro didattico, favorendo la creazione ed il mantenimento  di buone biblioteche ed emeroteche di scuola), l’uso di tablets  da parte di alunni a partire dall’attuale quinta classe ottimizzerebbero tempi e modi di apprendimento, superando l’utilizzo spesso pigro ed improprio, oltre che ambientalmente nocivo delle fotocopie, ancora così diffuso. Il cablaggio delle strutture, se non della città sono per contro estremamente arretrate per un Paese come il nostro. 

La presenza in organico di ore di contemporaneità è fondamentale per la personalizzazione dei percorsi e per lo sviluppo di una didattica laboratoriale.

Ritengo infine necessario ripensare totalmente il quinto anno della scuola primaria che dovrebbe già strutturarsi e davvero divenire parte dell’attuale scuola media. Un uso dell’organico primaria e media più autonomo e flessibile potrebbe consentire uno scambio interessante di competenze anche tra docenti. L’organizzazione didattica che potenzia la laboratorialità, favorisce la messa in gioco, anche da parte dei docenti di diversa formazione, di competenze e tale esperienza viene trasmessa agli alunni, in dimensione vissuta e non teorica. 

Nella scuola media che dirigo da tredici anni, nessun docente insegna solo la disciplina nella quale si è specializzato ma fornisce contributi molto interessanti anche nella direzione di saperi che ha coltivato per passione (la musica, lo sport, la coltivazione dell’orto). Abbiamo altresì sperimentato l’organizzazione comune tra docenti di primaria e media di laboratori settimanali nei quali gli alunni lavoravano indifferentemente con docenti dell’uno o dell’altro settore con risultati estremamente interessanti. È altresì fondamentale che la scuola sia centro di aggregazione pomeridiana, soprattutto per i preadolescenti per poter offrire a tariffe agevolate o gratuite attività sportive e musicali, costruendo accordi ed intese territoriali con  società private ed enti territoriali.



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COMMENTI
08/06/2013 - PART TIME?!? STAGIONALE ?!? (Giorgio Ragazzini)

"Dovrebbe essere rivisto in ambito contrattuale il profilo professionale dei docenti della scuola pubblica, che non può più delinearsi quale lavoro eminentemente femminile, PRATICAMENTE PART TIME, A CARATTERE QUASI STAGIONALE". Mi spiace davvero dirlo, ma su queste premesse così palesemente false non si può e non si deve riformare nulla; e, per quanto mi riguarda, non vale neppure la pena di terminare l'articolo.