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SCUOLA/ Chiosso: perché il decreto lavoro premia chi non l'ha fatta?

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Enrico Letta (InfoPhoto)  Enrico Letta (InfoPhoto)

La contraddittorietà del messaggio tocca non solo gli studenti, ma anche i docenti e il sistema nel suo insieme (un milione di persone pagate dallo Stato, 750mila docenti e il resto personale tecnico amministrativo). Come dire: fate bene il vostro lavoro, noi lo valuteremo scrupolosamente attraverso l’Invalsi, ma pazienza se non riuscite a raggiungere gli obiettivi, troveremo il modo di accomodare le cose, tanto il titolo acquisito non è più qualificante. 

Già ci sono le università con i test di ingresso a diffidare degli esiti finali. Il sistema scolastico – già sotto pressione per molte ragioni – subisce in tal modo una ulteriore vera e propria delegittimazione. 

Siamo infine in presenza – ad un altro livello – di una scelta politica in controtendenza con tutte le dichiarazioni e le decisioni fin qui assunte che, almeno a livello ufficiale (compresa l’Unione Europea e naturalmente il nostro Paese), accompagnano le strategie per uscire dalla crisi. 

Da almeno vent’anni la prospettiva verso cui andare – nel 2000 a Lisbona vennero a tal fine assunti dai Governi europei impegni precisi, finora largamente disattesi, per la verità non solo in Italia – è quella della “società della piena conoscenza” e cioè una società che pone alla base del suo sviluppo un’alta qualificazione culturale e professionale. Esattamente il contrario del messaggio veicolato dal decreto del Governo.

Il presidente Letta ha ripetutamente assicurato che la scuola è tra le preoccupazioni principali dell’azione di governo. Sarà, ma il messaggio inviato con il decreto dei giorni scorsi non sembra in sintonia con queste dichiarazioni. 

Non dispongo degli strumenti tecnici per suggerire come salvare la comprensibile preoccupazione “assistenziale” ed evitare che si trasmetta il messaggio della inutilità dei titoli di studio. Ma avverto urgente l’esigenza che in fase di conversione qualcuno non sottovaluti i cattivi segnali che giungono dall’attuale testo del decreto.



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