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SCUOLA/ Sara, "neomaturata": ridarei tutto per quei 15 minuti

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Esiste una dichiarazione di amore più forte alla realtà? Darsi senza riserva è stato il modo di togliere il velo al cuore delle origini e degli uomini che hanno reso memorabile la storia, per gustare un fondo di giudizio che fosse mio, mai slegato dai maestri che l'hanno aiutato a nascere. Vir bonus dicendi peritus, era il tipo di uomo che Cicerone, pur nella sua vanità, voleva educare: un uomo istruito non per diletto ma per il bene comune, in una concezione del sapere unitario e utile alla societas.

Societas amata perché non risparmiava nulla della fatica presente. E sono grata che nulla mi sia stato risparmiato in questi anni e che assieme alla consapevolezza, specialmente in quest'ultimo periodo di studi, sia emersa anche la tristezza. Quella eterna santa tristezza che Dostoevskij dice "una volta assaporata e conosciuta, non si scambierà mai più con una soddisfazione a buon mercato". A che pro inseguire la verità se questa si ottiene unicamente col sacrificio della propria felicità? Cosa garantisce esser valenti sempre? Salir a che vale? Qualcuno disse io sono la Via, la Verità, la Vita. Anche senza bisogno di credere si avverte che il senso tattile delle cose non può che esprimersi attraverso la verità di queste. Perché l'essere umano è naturalmente portato alla conoscenza e solo se posto in relazione scopre la verità di se stesso.

Certo bisogna essere davvero innamorati delle cose, per amarle sapendo che queste tradiranno. Amarle nella loro alterità, non per una specie di perbenismo, ma perché pure nella solitudine del deserto nei banchi certi giorni, o nell'ostilità dei propri compagni, può emergere in maniera più chiara la voce limpida della realtà. Quasi rispecchiando quella dinamica per cui un pittore come Cezanne riteneva che la luce più adatta alla creazione fosse proprio l'assenza totale di luce, presupposto per ritrarre nella loro verità oggetti e persone, che già nell'atto della creazione si separavano dalla misura che l'autore aveva saputo imporgli.

"Ora mi rendo conto di quante cose tu mi / abbia dato da portare, mio Dio. Tante cose belle e tante cose difficili. E quelle difficili si sono / trasformate in belle ogni volta che ero disposta a sopportarle. E certe volte è stato più difficile / sopportare le cose belle e grandi che quelle dolorose, perché ne ero come sopraffatta. Pensare che un /piccolo cuore umano possa provare così tanto, possa soffrire e amare a tal punto" (Etty Hillesum)

Ed è stato duro uscir a riveder le stelle, dopo un percorso tanto irto e pieno di ostacoli. Così riempiti di sapientia, ma per nulla sazi. Niente aborrendo più della mera erudizione, del dare voce a un sapere sterile che non prepari alla vita. Tante sono state le strade scartate, molti gli strappi consumati, tante maschere indossate, consapevoli che chi avevamo di fronte sapeva leggerci meglio di quanto noi stessi non fossimo capaci. 



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