BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Italiano, tutte le ragioni per tornare al vecchio tema

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

Nell'ambito tecnico-scientifico l'argomento era «La ricerca scommette sul cervello» con documenti relativi alla mappatura del cervello e agli investimenti del presidente Obama su questo progetto. Qualcuno mi dovrebbe spiegare quali siano le aspettative su un ragazzo che sostiene l'Esame di Stato. O, forse, chi ha proposto queste tracce non si aspetta che lo studente si faccia portavoce di una voce sua, come fa il giornalista, ma semplicemente che rielabori i documenti. 

Evidentemente, la nostra società, che è diventata una società di esperti, vuole proporre questo ideale anche ai ragazzi. Chi ha scelto le tracce vuole vedere come se la possa cavare un maturando con questioni specialistiche, precise, di cui magari ha soltanto sentito parlare. Ricordate che la prima norma retorica è «Rem tene, verba sequentur», ovvero «possiedi gli argomenti, le parole seguiranno». Come può uno studente scrivere bene, con cura, in maniera argomentata e dimostrando capacità di rielaborazione personale se si trova ad affrontare ambiti che non conosce? 

E ancora: chi ha scritto le tracce ha dei figli, li conosce, li ha guardati davvero? Oppure insegna e si confronta sul serio con i suoi studenti? È doveroso far riflettere il ministero sulla realtà scolastica, sulla realtà dei giovani, sulla distanza tra la vita reale (intendo qui anche e soprattutto la dimensione esistenziale, il vissuto, l'esperienza) e le proposte della tracce. Perché i ragazzi non possono una volta tanto riflettere davvero sulla vita, sull'esperienza, sull'uomo? O, ancora, perché non si può dare ai candidati un'effettiva possibilità di scelta tra più prove, proponendo argomenti che effettivamente un ragazzo dovrebbe aver studiato, rielaborato, su cui dovrebbe aver riflettuto in modo da possedere un'idea sua?

Forse è questa la scuola delle competenze, in cui non importa che uno studente abbia studiato tutti i principali autori del Novecento con uno sforzo non indifferente perché tanto poi gli viene proposto un testo del 2005? Sempre più importante è che un ragazzo sappia capire qualsiasi testo, mentre è sempre meno significativo che uno studente abbia studiato, abbia una memoria letteraria, si ricordi? Tanto il ministero fornisce i testi, i documenti. Mi risponda il ministero: è questa la scuola che vuole, la scuola della scarsa cultura, dell'abolizione della poesia, dell'estirpazione della bellezza e dell'acquisizione della competenza linguistica (quale poi?)? Che delusione per quei ragazzi che magari per tutti i cinque anni hanno apprezzato opere poetiche e narrative sapere che dovevano cimentarsi su una prefazione di un saggio, tra l'altro di un autore ai più di loro sconosciuto, Claudio Magris. Come può emergere la sensibilità letteraria e artistica di uno studente sulla prefazione di un libro? 

I problemi vanno guardati in faccia, affrontati, non elusi. Il termine «problema» indica, a livello etimologico, «ciò che ci viene messo davanti», rappresenta quindi un aspetto della realtà in cui ci imbattiamo. Scantonare il problema non significa risolverlo, come possono ben comprendere tutti, non solo quanti lavorano nel campo educativo. Se gli studenti non sanno scrivere o non sanno cosa scrivere, non si risolve la questione offrendo loro i documenti fingendo di farli diventare giornalisti. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >