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SCUOLA/ Italiano, tutte le ragioni per tornare al vecchio tema

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Avete mai visto un giornalista a cui venga offerta la documentazione e gli si dica di rielaborarla? Che senso avrebbe? Il giornalista ricerca la verità, scrive articoli a partire dalle sue indagini, dalle sue passioni, dagli avvenimenti che accadono realmente. Che senso ha che un docente insegni ad un ragazzo ad inventare l'«occasione spinta» per l'articolo, fornisca già a lui i documenti che naturalmente indirizzano verso una certa prospettiva e visione? Il compito dell'insegnante non dovrebbe essere quello di far acquisire al ragazzo le capacità retoriche e argomentative cosicché possa esporre le sue tesi? Chi lavora nel campo della scuola da anni sa bene quali erano i problemi degli studenti di cui il corpo docenti si lamentava: la mancanza di idee e la scarsa competenza ad esprimerle in una forma linguistica corretta e appropriata.

Bene, se questi sono i problemi, bisogna affrontarli. Ritorniamo al tema che è espressione di una cultura, di una capacità di giudizio e di rielaborazione. Torniamo a scommettere sulle capacità dei ragazzi. Certo questo comporterà un lavoro più oneroso per noi docenti. Ma ne varrà la pena.

Letteratura, bellezza, arte riguardano l'ambito di tutto l'umano. Riguardano l'avventura affascinante di inoltrarsi nella realtà, di conoscerla meglio, di conoscere meglio l'uomo e il suo cuore, immutabile nel corso della storia. Oggi si sono perduti il fascino e la magia dell'incontro e del racconto. Leggere è incontrare qualcuno con le sue domande. Il mondo adulto che vuole innovare la scuola, che si lamenta dello scarso interesse del mondo giovanile, spesso non crede più nel fatto che la grandezza dell'arte oggettivamente ha in sé un fascino e una potenzialità educativa straordinarie. La letteratura ha in sé stessa le potenzialità per catturare l'attenzione, la passione, l'entusiasmo dei ragazzi. Il racconto, che da sempre ha affascinato e affascina l'uomo fin da quando è bambino, è capace sempre di conquistare e avvincere. Sei insegnante di una disciplina che hai incontrato, che ti ha colpito, conquistato e che, nel tempo, hai scoperto e continui a scoprire. Non dobbiamo dimenticarci di questo. A scuola parlo di qualcosa che vale davvero, io come insegnante devo averlo ben chiaro, e devo domandare di conservare l'amore e il fascino per quanto insegno come se fosse il primo giorno (uno studente è sempre la prima volta che incontra Ariosto o Virgilio o Leopardi o Dante).

L'insegnamento della letteratura non ha a che fare solo con impartire nozioni e dati. Certo ci vogliono un contesto, l'autore, la sua poetica, le sue opere, ma l'invasione di mode pedagogiche e letterarie, come lo strutturalismo o il formalismo o la critica stilistica, ha messo in primo piano il particolare, l'analisi, la vivisezione dell'opera rispetto alla dimensione del duplice incontro con l'autore (a cui porre domanda, da cui attingere risposte, …) e con l'opera (la cui bellezza ha in sé un Mistero più grande di qualsiasi analisi).



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