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SCUOLA/ Dove sta il bivio tra vita reale e mondo dei "fighetti"?

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Su questo punto, origine e sintomo di una più profonda e drammatica crisi dei sistemi scolastici contemporanei, una utile lettura è senz'altro Requiem per la scuola? di Norberto Bottani. È probabilmente vero che i nostri figli più svegli siano per certi aspetti incomparabilmente più "smart" di noi; non sono altrettanto certo che in questi ultimi decenni sia aumentata la fascia di ragazzi che, pur non eccellendo, si trovano a vivere condizioni culturali extra scolastiche tali da essere compatibili con quanto richiesto dalla scuola in quanto banco di prova. Temo anzi che i numeri su Neet, disaffezione e abbandoni scolastici dicano il contrario.

Il problema, però, è della scuola che non è riuscita, nei suoi millanta conati di riforma, ad adeguarsi lei a condizioni sociali in costante e in larga parte drammatico mutamento.

Se così fosse, e paradossalmente il ritratto di costume che Di Stefano fa lo conferma "a contrario", mostrando come solo chi ha un "curriculum vitae" in larga misura eccedente il "cursus honorum" riesce bene a scuola, la scuola stessa, istituzione pubblica (sia dal punto di vista della funzione sia dal punto di vista del drenaggio di punti percentuali di Pil dal bilancio) e "formazione sociale in cui si svolge la personalità del singolo", deve ritrovare gli elementi fondanti ed essenziali del suo essere.

La scuola ha smesso di essere un ascensore sociale, perdendo con questo una delle principali legittimazioni alla sua trasformazione in istituzione di massa. Di fronte a sé ha un bivio: o torna ad essere modellata su una scuola d'élite (e non è un caso che nell'articolo del Corriere si parli solo ed esclusivamente del classico, e si faccia riferimento, per la comparazione, alla scuola deamicisiana della fine dell'Ottocento) o ritrova la strada per interloquire con tutti i suoi studenti a partire da quello che sono, da quello che vogliono/ possono diventare ed è opportuno che diventino.

Per far questo ci sono probabilmente alcune prospettive da esplorare, in qualche misura accennate, in positivo o in negativo, dal pezzo da cui siamo partiti.

Fare di necessità virtù (l'utilità sociale...) non è un di meno per la scuola, e meno che mai in una situazione di crisi profonda come l'attuale. Una scuola alleata con il mondo del lavoro, per quello che esso può dare e con i limiti e i compromessi che ogni alleanza porta con sé, può significare recuperare la funzione di ascensore/ mobilitatore (non di ammortizzatore) sociale, premessa necessaria per un reale interesse di famiglie e studenti.



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