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SCUOLA/ Dove sta il bivio tra vita reale e mondo dei "fighetti"?

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Dare la prevalenza al "curriculum vitae" per tutti (e non solo per chi già di suo è in grado di svilupparne uno) significa ripensare profondamente la struttura dei saperi e delle competenze (la "ratio studiorum") oggetto di tutta la trasmissione e la rielaborazione culturale della scuola per dare spazio e casa all'esperienza di vita che ogni studente ha; contemporaneamente significa immaginare pezzi rilevanti e valutati del percorso di istruzione in realtà esterni alla scuola stessa: in questo senso le occasioni di lavoro (stage, alternanza, apprendistato, anche rielaborando esperienze rilevanti come quella tedesca) sembrano essere tra le più serie ed arricchenti.

D'altra parte occorre considerare che è solo negli ultimi venti-trent'anni che la scuola ha assunto pretese "egemoniche" sulla vita degli studenti, una sorta di ambiente omnicomprensivo, di mega contenitore che riproduce al suo interno ogni aspetto della vita. Accanto alle relazioni scolastiche esistevano importanti contesti in cui si viveva: la famiglia allargata, le comunità come la parrocchia, per i maschi il gruppo dei pari (la leva) ecc. Tutti fonte, ambiti di apprendimento.

Ciò che viene rilevato come caratteristica della società liquida è invece molto probabilmente il tentativo di uscire (dopo che la ribellione sessantottina è stata stravolta dall'ideologia) da una condizione sociale "bloccata" tentando di creare altri punti aggregativi: questo può essere un valore, se compreso e valorizzato, per tutti gli studenti, non solo per quelli che ce la fanno "etsi schola non daretur".

L'ultima dimensione, affermata dalle norme e negletta nella pratica e nella governance, necessaria perché le precedenti abbiano qualche chances di realizzarsi è l'affermarsi di una reale autonomia/responsabilità sociale di ogni singolo istituto (statale, paritario, di formazione professionale) che contribuisce a costituire il sistema educativo nazionale: non è la scuola come moloch ministeriale, ma la singola scuola che si prende la responsabilità di costituire una reale opportunità di miglioramento e di creazione di valore aggiunto per i singoli studenti; su questo deve poter essere monitorata, valutata, corretta e sostenuta.

Su quest'ultimo punto, mi sembra che sulle pagine dello stesso quotidiano milanese siano emerse, nei mesi scorsi, riflessioni molto interessanti, riprese dagli stessi autori (Andrea Ichino e Guido Tabellini) in un e-book della collana "i corsivi del Corriere della Sera". Il tema, e questa potrebbe davvero essere una novità, comincia ad essere sentito non solo a livello di costume.



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