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SCUOLA/ Mediani, "stelle" o gregari, cosa sarà di voi ora che la classe non c'è più?

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È vero, la scuola funziona con chi non ne ha bisogno, è stato ripetuto bene ieri anche qui. Ma non è così sempre, né per tutti. Il contesto familiare e sociale può essere quello che a 14 anni sceglie per te la scuola da fighetti, come si diceva, oppure quello che ti aiuta a costruirti un sentiero, ti accompagna mentre impari a correre con le tue gambe. 

Allora anche l'esame potrebbe smettere d'essere l'ipocrita rito collettivo di un sistema sclerotico che si regge sul "valore legale". Potremmo almeno tentare, come è stato proposto, di renderlo facoltativo: chi ha superato il traguardo ottiene comunque un attestato che riporta il suo punteggio, sufficiente come referenza della sua prestazione. Solo chi vuole affrontare dei percorsi particolari può scegliere la prova agonistica: un esame vero, differenziato in funzione dell'obiettivo, di fronte a giurie selezionate e preparate. Che puoi anche fallire senza ritenerti un fallito. 

Certo, va contro l'egualitarismo ideologico che è l'altra colonna del sistema. Ma quanto sarebbe più educativo e stimolante. In quella cosa intorno alla scuola che chiamano mondo non ha più senso che tu scelga un solo percorso fino alla pensione, continuando a tirartela perché ti avevano iscritto a quella scuola là. Quanto più facilmente potremmo vedere donne e uomini avanti negli anni con ancora il gusto di studiare e sfidare i propri limiti, così come sentono quello di scalciare su un campetto o pedalare in salita.

Si ridurrebbe il rischio che poi ti trovi vecchio, e ancor non hai capito che la vita quotidiana ti ha tradito.



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