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SCUOLA/ Se la filosofia (nei licei) non insegna più a pensare

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Raffaello, Scuola di Atene (1509-10) (Immagine d'archivio)  Raffaello, Scuola di Atene (1509-10) (Immagine d'archivio)

Infine... la filosofia solo nei licei? E perché non anche nei tecnici, ecc.? Se ne è parlato, soprattutto sulla scia del "sarebbe bello che…", però questa traccia, pur affascinante, si rivela un po' effimera se calata poi nella situazione sociale e giuridica della scuola di oggi.

Lasciando quindi ad altri il compito di descrivere grandezza e limiti del pensiero filosofico, ci limitiamo qui ad alcune osservazioni.

In origine il modello del liceo (cioè del liceo classico) aveva come fondamento il patrimonio culturale della classicità, in quanto composto da contenuti di eccellenza, e la filosofia, didatticamente successiva, in quanto metodica di analisi e di sintesi che potesse aiutare il ragazzo a far suo in modo consapevole e razionale quel patrimonio. Mica male, come idea di fondo. Forse è vero che per Croce e Gentile la filosofia (ma si imparava la filosofia o la storia della filosofia?) era la più alta forma di conoscenza, ma questi signori erano abbastanza intelligenti da accettare che per andare in cima occorresse partire dal basso e fare tutta la strada, un passo dopo l'altro: allora e solo allora scopri la filosofia.

A questo punto, però, possiamo domandarci: la filosofia è il modo in assoluto migliore di pensare? La forma paradigmatica e unica del pensare vero?

La filosofia idealistica e tante forme ideologiche di filosofia si configurano in effetti in questo modo. Esiste un'alternativa? E soprattutto: l'alternativa è semplicemente un sapere "debole" e relativistico? Ma non è forse anche questa un'espressione di quella forma ideologica di filosofia? La filosofia si è delegittimata come forma più alta di conoscenza nel momento e nella misura in cui ha scelto di svilupparsi come ideologia o come pura metodologia (epistemologia), quando cioè ha preteso di porsi "prima" del dato di realtà.

Nella Grecia antica, culla della filosofia, i manuali scolastici ricordano giustamente Socrate, che alla verità mostrava di tenerci, però il suo filosofare non si configura nella forma assoluta tipica di tanta filosofia moderna. Secoli dopo anche Agostino, analogamente a Socrate, ricordava come nessuno ami ingannarsi o farsi ingannare, riproponendo così in modo semplice ma essenziale il problema della verità, però anche in questo caso la sua ricerca filosofica non è posta come sapere assoluto.

Si potrebbe aggiungere che nonostante l'odierno clima relativistico, o forse proprio per questo, oggi si tende a dare valore conoscitivo solo al pensiero scientifico, fecondo ma incapace di abbracciare tutto l'ambito della realtà nelle sue varie dimensioni: da questo punto di vista la filosofia può essere un antidoto, mostrando che la ragione è più ampia, più grande, come ci ricorda anche la prima enciclica di papa Francesco.



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COMMENTI
16/07/2013 - Sì la filosofia insegna a pensare! (Gianni MEREGHETTI)

QUESTA PARTE DELL'ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO spiega bene quale sia anche la questione dell'insegnamento della filosofia, che si passi dall'apprendimento alla conoscenza, ossia a far proprio ciò che si impara. HA SCRITTO IL PAPA NELLA LUMEN FIDEI: conoscenza della verità e amore 26. In questa situazione, può la fede cristiana offrire un servizio al bene comune circa il modo giusto di intendere la verità? Per rispondere è necessario riflettere sul tipo di conoscenza proprio della fede. Può aiutarci un’espressione di san Paolo, quando afferma: « Con il cuore si crede » (Rm 10,10). Il cuore, nella Bibbia, è il centro dell’uomo, dove s’intrecciano tutte le sue dimensioni: il corpo e lo spirito; l’interiorità della persona e la sua apertura al mondo e agli altri; l’intelletto, il volere, l’affettività. Ebbene, se il cuore è capace di tenere insieme queste dimensioni, è perché esso è il luogo dove ci apriamo alla verità e all’amore e lasciamo che ci tocchino e ci trasformino nel profondo. La fede trasforma la persona intera, appunto in quanto essa si apre all’amore. È in questo intreccio della fede con l’amore che si comprende la forma di conoscenza propria della fede, la sua forza di convinzione, la sua capacità di illuminare i nostri passi. La fede conosce in quanto è legata all’amore, in quanto l’amore stesso porta una luce. La comprensione della fede è quella che nasce quando riceviamo il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi ...