BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Se la filosofia (nei licei) non insegna più a pensare

Pubblicazione:

Raffaello, Scuola di Atene (1509-10) (Immagine d'archivio)  Raffaello, Scuola di Atene (1509-10) (Immagine d'archivio)

Se la filosofia non è assumibile a scuola necessariamente come forma unica del sapere assoluto, essa è certamente interessante come uno sviluppo particolarmente significativo, dal punto di vista storico e teoretico, del pensare. Significativo, quindi, per imparare a nostra volta a pensare, attraverso i suoi pregi, ma anche (o soprattutto?) nelle sue pecche e nelle sue criticità, che vanno esse pure fatte emergere. Qui sta probabilmente la sua possibile fecondità nel percorso liceale.

Questa "preparazione al pensare" esercitando in modo corretto e proficuo il pensiero ha un legame necessario con l'insegnamento della filosofia o è presente in modi differenti anche in altri ambiti? In effetti nel diritto (pensiamo a Kelsen), nell'economia (pensiamo a Marx), nella scienza (pensiamo alla fisica e a Newton che diventa scienziato proprio perché vuole essere filosofo) e nella religione (e qui l'elenco sarebbe lungo) avviene qualcosa che può essere ricondotto alla filosofia, ma che forse sarebbe meglio mettere in relazione con il tema della ragione e dell'autocoscienza dell'uomo che si esprime certamente anche, ma non solo e per certi versi in modo non privilegiato, nella filosofia.

Occasioni per esercitare il pensiero, a scuola, quindi, ne esistono, eccome. Dovranno però sapersi pedagogicamente strutturare secondo questa finalità, privilegiando lo sviluppo della capacità di stare di fronte al dato di realtà per riconoscerlo innanzitutto, e poi per dialogare con lui in un rapporto che procede anche attraverso la formulazione di ipotesi migliori, cioè in grado di spiegare più dati e in un modo più completo.

Senza questa dinamica che corre tra il riconoscimento del dato e la sua interpretazione, a scuola (ma solo a scuola?) avremo il tragico dualismo di elencazioni sterili di parole vuote al posto delle nozioni fondamentali, contrapposte a un pensare svincolato dai dati e sempre più reattivo e parziale da parte dei ragazzi.

Ad esempio, a scuola una materia come il diritto si presterebbe in modo interessante a questa finalità, perché ragionare e interpretare è una sua necessità, ma mai svincolata dal dato, che anzi va imparato sempre con esattezza, come sanno tutti gli allievi che provano a citare al docente una norma "un po' a senso". Occasioni che soprattutto i tecnici e i professionali (e, perché no? la formazione professionale) potrebbero mettere a frutto.

Il mondo sta cambiando e questo cambiamento è sotto gli occhi di tutti. Ora che è sempre più chiaro che la scuola non è più (ma lo è mai stata?) il fornitore unico e privilegiato del sapere, tante strade nuove si stanno aprendo. Perché dietro quell'inerzia che tante volte vediamo negli allievi, ognuno di loro porta dentro quella sete di significato che rende il nostro intimo per fortuna sempre inquieto.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
16/07/2013 - Sì la filosofia insegna a pensare! (Gianni MEREGHETTI)

QUESTA PARTE DELL'ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO spiega bene quale sia anche la questione dell'insegnamento della filosofia, che si passi dall'apprendimento alla conoscenza, ossia a far proprio ciò che si impara. HA SCRITTO IL PAPA NELLA LUMEN FIDEI: conoscenza della verità e amore 26. In questa situazione, può la fede cristiana offrire un servizio al bene comune circa il modo giusto di intendere la verità? Per rispondere è necessario riflettere sul tipo di conoscenza proprio della fede. Può aiutarci un’espressione di san Paolo, quando afferma: « Con il cuore si crede » (Rm 10,10). Il cuore, nella Bibbia, è il centro dell’uomo, dove s’intrecciano tutte le sue dimensioni: il corpo e lo spirito; l’interiorità della persona e la sua apertura al mondo e agli altri; l’intelletto, il volere, l’affettività. Ebbene, se il cuore è capace di tenere insieme queste dimensioni, è perché esso è il luogo dove ci apriamo alla verità e all’amore e lasciamo che ci tocchino e ci trasformino nel profondo. La fede trasforma la persona intera, appunto in quanto essa si apre all’amore. È in questo intreccio della fede con l’amore che si comprende la forma di conoscenza propria della fede, la sua forza di convinzione, la sua capacità di illuminare i nostri passi. La fede conosce in quanto è legata all’amore, in quanto l’amore stesso porta una luce. La comprensione della fede è quella che nasce quando riceviamo il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi ...