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SCUOLA/ Se la filosofia (nei licei) non insegna più a pensare

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Raffaello, Scuola di Atene (1509-10) (Immagine d'archivio)  Raffaello, Scuola di Atene (1509-10) (Immagine d'archivio)

Nei giorni scorsi un lettore del Corriere scriveva a Sergio Romano ricordando come l'insegnamento della filosofia nei licei, e in particolare nel liceo classico, secondo l'economista premio Nobel James Meade produca solo "confusione" e il lettore aggiungeva che essa instilla nei ragazzi la "convinzione che solo nella Filosofia consista il vero sapere, come ritenevano Croce e Gentile, che del Classico sono i padri".

La filosofia che produce confusione: in effetti questo sarebbe un effetto paradossale, perché la filosofia è nata proprio come tentativo di indagare col pensiero in modo radicale, separando con cura il vero dal falso. D'altra parte, che buone intenzioni possano generare effetti perlomeno discutibili, quando non opposti, è cosa che accade nella vita di ciascuno e la scuola non è affatto esente da questo fenomeno morale, oggi così poco compreso.

Più di una questione, sul tema della filosofia nei licei, resta aperta e sarebbe da riprendere: ad esempio, dopo decenni di insegnamento di filosofie (e non solo) molto connotate "ideologicamente", bisognerebbe chiedersi se e a quali condizioni la filosofia possa essere insegnata in modo non ideologico. In proposito, 1700 anni fa, in un testo di Agostino fondamentale per il tema dell'apprendimento, si legge: "Chi è così scioccamente curioso da mandare suo figlio a scuola perché apprenda semplicemente ciò che pensa il maestro?" (Nam quis tam stulte curiosus est, qui filium suum mittat in scholam, ut quid magister cogitet discat? "De Magistro")

E ancora: ora che la rivoluzione tecnologica semplifica e riduce tutto a gesti, touch, segni, link interminabili ma predeterminati, parole accorciate ed emoticon, rendendo sempre più arduo per i docenti andare oltre la superficie della cultura (posto che una cultura superficiale sia ancora cultura), l'erudizione originaria di tante pagine classiche di filosofia rischia di trasformarsi, a scuola, inevitabilmente in riassuntini banalizzanti e frasari pocket per il giovane turista filosofico coatto oppure c'è una via di uscita che riporti al centro il soggetto che è l'allievo e la valorizzazione del suo pensare non banalizzato?

Più in profondità: filosofia non significa forse necessità di un livello di comprensione delle cose che le riferisca a un significato capace di legarle a tutte le altre e quindi al tutto? Comprendiamo veramente una cosa particolare se non possiamo riferirla a un tutto? Questa dimensione non puramente utilitaristica andrebbe promossa nel percorso scolastico: senza di essa la conoscenza è solo dominio; in proposito il filosofo Robert Spaemann citava recentemente Thomas Hobbes, secondo cui conoscere una cosa significherebbe “immaginare cosa possiamo farne, una volta che la possediamo".



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COMMENTI
16/07/2013 - Sì la filosofia insegna a pensare! (Gianni MEREGHETTI)

QUESTA PARTE DELL'ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO spiega bene quale sia anche la questione dell'insegnamento della filosofia, che si passi dall'apprendimento alla conoscenza, ossia a far proprio ciò che si impara. HA SCRITTO IL PAPA NELLA LUMEN FIDEI: conoscenza della verità e amore 26. In questa situazione, può la fede cristiana offrire un servizio al bene comune circa il modo giusto di intendere la verità? Per rispondere è necessario riflettere sul tipo di conoscenza proprio della fede. Può aiutarci un’espressione di san Paolo, quando afferma: « Con il cuore si crede » (Rm 10,10). Il cuore, nella Bibbia, è il centro dell’uomo, dove s’intrecciano tutte le sue dimensioni: il corpo e lo spirito; l’interiorità della persona e la sua apertura al mondo e agli altri; l’intelletto, il volere, l’affettività. Ebbene, se il cuore è capace di tenere insieme queste dimensioni, è perché esso è il luogo dove ci apriamo alla verità e all’amore e lasciamo che ci tocchino e ci trasformino nel profondo. La fede trasforma la persona intera, appunto in quanto essa si apre all’amore. È in questo intreccio della fede con l’amore che si comprende la forma di conoscenza propria della fede, la sua forza di convinzione, la sua capacità di illuminare i nostri passi. La fede conosce in quanto è legata all’amore, in quanto l’amore stesso porta una luce. La comprensione della fede è quella che nasce quando riceviamo il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi ...