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UNIVERSITA'/ Benedetto (Anvur): ecco chi eccelle e chi no. E il nord "batte" il sud

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Certamente. Se in una famiglia c'è uno studente che vuole iscriversi ad un corso di laurea magistrale dove la ricerca gioca un ruolo significativo, o ancor più a un dottorato di ricerca, certamente farebbe bene ad andare a vedere la graduatora delle università migliori in quel campo.

Il Rapporto Vqr valuta la ricerca, ma non la didattica, perché?
Sono due valutazioni che hanno metodologie molto diverse. L'Anvur comincerà dall'anno prossimo a fare anche valutazione della didattica, ma questo esercizio di valutazione era dedicato per legge solamente alla ricerca. È vero però che nell'università la didattica non può essere distinta dalla ricerca; un'università per essere tale deve svolgere entambe ad un livello ragionevole di qualità.

Qual è secondo lei il dato più saliente che emerge dalle graduatorie?
Non esiste un ateneo che eccelle in tutti i campi, il panorama è composito. Diciamo che ci sono un paio di università che emergono in molte aree e sono quelle di Padova e Bologna nel segmento dimensionale delle grandi università. Tra le piccole spiccano decisamente la Scuola superiore Sant'Anna e la Normale di Pisa, la Sissa di Trieste per la matematica e la fisica, la Bocconi tra le private nel settore dell'economia.

E dal punto di vista geografico?
Con molte cautele si può dire che c'è una prevalenza qualitativa delle università del nord rispetto a quelle del sud. A seconda delle aree infatti ci sono anche realtà molto buone in alcune università del sud. D'altra parte quando qualcuno cerca una buona università, non cerca una buona università in tutto.

Il Vqr restituisce una fotografia "certificata" della nostra università, dice l'Anvur nella presentazione del Rapporto. Che cosa vuol dire?
"Certificata" vuol dire che non si tratta del solito ranking internazionale che mette in ordine le università senza approfondire la produzione scientifica pubblicazione per pubblicazione, come è stato fatto in questo caso. Il Vqr si è valso di 450 docenti esperti in tutti i settori italiani e stranieri e di 15mila revisori, che hanno preso in esame ciascuna delle pubblicazioni sottoposte alla valutazione dandone un giudizio. È una analisi "certificata" dall'eccellenza di coloro che hanno partecipato a questo esercizio di valutazione.

Che nesso c'è tra valutazione operata dal Vqr e finanziamenti?
L'Anvur ha fatto la "radiografia" della ricerca italiana ma non è il medico e non propone la cura, che spetta solo al ministro. Il ministro Carrozza ha detto che i risultati Vqr saranno utilizzati a questo fine. Intanto mi limito a rilevare che il decreto sul fondo di finanziamento ordinario 2012 predisposto dall'ex ministro Profumo prevedeva una quota normale, destinata alle università classificate per dimensione, e una quota premiale, così suddivisa: due terzi da assegnare sulla base dei risultati legati alla ricerca, un terzo dipendente dai risultati legati alla didattica. Per il 90 per cento la quota "ricerca" sarebbe stata ripartita tra gli atenei sulla base dei risultati Vqr.

Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate nella realizzazione del Rapporto?



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