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UNIVERSITA'/ Benedetto (Anvur): ecco chi eccelle e chi no. E il nord "batte" il sud

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Una radiografia della ricerca italiana come mai è stata fatta fino ad ora. Così, adesso sappiamo che nell'area delle "scienze politiche e sociali" l'Università di Milano-Bicocca è in testa per qualità della ricerca tra i grandi atenei, mentre Pisa Sant'Anna guida il gruppo delle piccole. E così via per tutte le 14 aree scientifiche (la divisione è del Cun, Comitato universitario nazionale) nelle quali si suddivide il "sapere" di casa nostra. Da ieri l'università italiana ha le sue pagelle: il Rapporto Vqr (Valutazione della Qualità e della Ricerca) realizzato dall'Anvur dopo due anni di lavoro e presentato a Roma, alla presenza del ministro Carrozza, si preannuncia come una miniera di dati che potrebbero cambiare, e non poco, le lenti abituali con le quali guardiamo l'università italiana. I numeri sono imponenti: 95 università valutate (tutte), 38 enti di ricerca, 184.878 "prodotti di ricerca" (dagli articoli scentifici alle banche dati, ai poli museali), 450 superdocenti impegnati nella valutazione insieme a quasi 15mila revisori. Ilsussidiario.net ne ha parlato con Sergio Benedetto, coordinatore di tutta la Vqr.

Professore, di che cosa disponiamo esattamente da oggi?
Ognuna delle 14 aree scientifiche in cui sono suddivise le discipline universitarie nel nostro paese vede una graduatoria di tutte le università e degli enti di ricerca. Questa graduatoria, oltre che per università, è fatta anche per dipartimenti. In breve, si può sapere in quale ateneo si trova il miglior dipartimento italiano di fisica, solo per fare un esempio.

Perché fino ad oggi mancavano informazioni così dettagliate?
L'ultimo esercizio di valutazione è stato fatto negli anni 2001-03. Non sta a me dire perché: andrebbe chiesto ai ministri precedenti. Ovviamente non aveva le stesse dimensioni di quello presentato oggi (ieri, ndr). 

Gli enti valutati che percentuale sono del totale italiano?
Le università ci sono tutte: pubbliche, private, telematiche, statali, non statali… tutti gli enti che rilasciano un titolo di terzo livello sono stati valutati. Gli enti di ricerca presi in esame sono i 12 vigilati dal Miur, quindi non ci sono ad esempio quelli vigilati dal ministero della Salute (ad eccezione di due che si sono sottoposti volontariamente alla valutazione), più 26 enti "volontari".

Chi sono i destinatari di questo enorme lavoro, professore?
I risultati sono pubblicati, consultabili sul sito e visibili a tutti. I potenziali interessati sono tanti: si va dagli organi che dirigono università ed enti di ricerca, i quali potranno mettere in atto politiche di miglioramento basate su dati che presentano gli elementi di forza e di debolezza dei loro enti, ai giovani ricercatori che cercano un buon dipartimento per svolgere un dottorato di ricerca o per usufruire di una borsa post-dottorato, e che quindi potranno indirizzare la loro domanda a quei dipartimenti dove la ricerca nel loro settore è stata valutata ai livelli più alti.

Dati del genere sono rivolti anche alle famiglie italiane?



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