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SCUOLA/ Quella laurea (breve) che ha "ucciso" il lavoro giovane

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Dato però che sul mercato del lavoro e nella società in generale è presente una cospicua quota di popolazione che non ha un adeguato titolo di studio, sarebbe necessario accanto alla formazione tradizionale investire nella formazione degli adulti, per la (ri)qualificazione di chi a suo tempo ha interrotto il proprio percorso o non ha avuto la possibilità di proseguirlo, o vuole/ deve fare qualcosa di diverso. Anche in questo caso si tratta di un settore negletto dell'offerta formativa, che resta concentrata sui liceali diciannovenni che ne costituiscono, invece, una quota sempre minore. Fortunatamente qualcosa si sta movendo fra i docenti, ma certamente la percentuale sulla popolazione della medesima età di studenti nelle istituzioni che per la fascia 30-39 in UE21 è di sei su cento, in Italia si assesta ad un misero tre (in Finlandia sono 16, in Svezia 14), e sopra il 40 non è nemmeno rilevata, mentre il valore medio è 1,5 e nei due paesi già citati supera il tre per cento. 

Nella definizione − scherzosa fino ad un certo punto − fra paesi in cui la scuola è fatta per lo studente, e paesi in cui lo studente è fatto per la scuola, non è difficile trovare la collocazione dell'Italia.

 



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