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SCUOLA/ Videoforum su "Repubblica", tutto quello che il ministro Carrozza non ha detto

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)

Ma chi conosce, in poche parole, la scuola reale? Chi sa cosa implica il taglio del 40% del Fis, cioe del fondo di istituto? Senza dimenticare tutte le altre criticità, dalle classi-pollaio alla carenza di strutture e risorse, dalle mega-scuole (i veneti nei dimensionamenti sono stati più realisti del re) alla necessità di garantire alle famiglie il diritto allo studio... Per non parlare della "cassa unica", cioè il venir meno, per le scuole virtuose, di un minimo di elasticità gestionale.

Un suggerimento, per limitarsi ad un solo esempio: perché non prevedere un colloquio preliminare, da parte del preside assieme al capo dipartimento, come in altri Paesi, prima di una nomina o assegnazione di un docente ad una scuola? Per alcuni il rischio degli "amici degli amici" è sempre dietro l'angolo. Basterebbe creare i giusti contrappesi, in termini sindacali e con customer satisfaction. Siamo proprio sicuri che, alla lunga, gli studenti e le famiglie preferiscano i docenti che regalano i voti, che scaldano la sedia, che si limitano al minimo sindacale? Perché abbiamo paura dell'intelligenza delle persone? Perché avere timore del concetto di "reputazione", già al centro di una recente sperimentazione? Se c'è una cosa che a scuola tutti sanno è proprio chi sono i bravi docenti e chi no. È possibile che ancora oggi i presidi (solo a parole "dirigenti") non possano fare nulla di fronte alla evidenza di alcune distorsioni? 

In poche parole, l'autonomia delle scuole è una finzione. Perché non si vuole l'etica delle reciproche responsabilità? La scuola attuale, infatti, a parte il povero preside di fronte ad alcuni aspetti amministrativi, è fondata sull'irresponsabilità.

Questo stato di cose è stato confermato dal ministro Carrozza non solo in quest'occasione, ma in primis nella sua relazione alle commissioni parlamentari. Non solo. Anche nelle recenti nomine ministeriali, con la promozione del responsabile del personale a capo dipartimento dell'istruzione, per via della lunga tradizione centralista.

Insomma, tutte queste domande mi sono sorte spontanee sentendo il ministro Carrozza, di provenienza universitaria e quindi lontana dalla scuola reale. Il ministro, accanto ad alcune sottolineature apprezzabili, quasi ovvie, non ha però mostrato di conoscerlo, questo mondo. Se non indirettamente. Non ha mostrato cioè, parlando del personale, di conoscere le esigenze reali delle scuole; nel senso che si è limitata, a proposito sempre di personale, a riprendere un profilo sindacale, non quello richiesto da chi ha responsabilità di governo di un sistema, vista l'autonomia e la personalità giuridica.

Dicendo questo non voglio negare il valore della rappresentanza sindacale, la quale, ovviamente, difende gli interessi della propria parte. Il problema è il punto di vista sistemico, a partire dalla domanda-chiave: qual è la scuola migliore per i nostri ragazzi, per le famiglie, per il nostro sistema Paese? Quale speranza di futuro? 



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COMMENTI
07/08/2013 - insegnanti bravi e meno bravi (roberto boggiani)

Leggo sempre con molta attenzione gli articoli del "preside" Gianni Zen e devo dire che abbiamo idee molto diverse sull'autonomia. Mi sembra che il fatto di prevedere un colloquio con gli insegnanti prima di essere assunti in una data scuola (ovviamente con i dovuti contrappesi come dice nell'articolo) sia un modo per "scegliersi" gli insegnanti a proprio uso e consumo. Per non parlare della distinzione tra insegnanti "bravi" e insegnanti "meno bravi". Addirittura gli insegnanti "bravi" dovrebbero svolgere il lavoro degli insegnanti "meno bravi" Mi chiedo solo una cosa: ma chi è che decide se un insegnante è bravo o meno bravo? Quando andavo a scuola ho avuto insegnanti che (ovviamente secondo me) erano bravi ed altri meno bravi. Quando (sempre secondo me) un insegnante non era bravo io di buona lena mi mettevo da solo e studiavo da solo tutto il programma e non mi lamentavo. Ecco è questo che prima di tutto dovremmo insegnare ai nostri alunni ad arrangiarsi quando si presentano certe situazioni e non a protestare o peggio ancora mandare a protestare i propri genitori ma di arrangiarsi. In azienda ho visto ex che alla presenza di un problema speravano che qualcun altro glielo risolvesse. Tanto nella scuola funziona proprio così. Inoltre mi permetta preside, lei afferma che la ministra Carrozza è fuori dal mondo della scuola reale in quanto di provenienza universitaria. Le chiedo solo una cosa: la ministra Gelmini era a conoscenza dei problemi della scuola reale?

 
20/07/2013 - incidere sulla scuola reale (enrico maranzana)

Il nostro sistema educativo non è ideato secondo logiche centralistiche: sono gli operatori scolastici che non hanno mostrato la maturità necessaria per affermare la propria professionalità. La scuola reale non coincide con l'istituzione scuola: il calduccio dell'ala materna è irresistibile! Ho commentato l'intervista del ministro [in rete "L'omologazione del pensiero del ministro MC Carrozza"] per mostrare la perfetta continuità con gli indirizzi dei precedenti governi. I problemi di fondo del nostro sistema educativo non sono stati percepiti.