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SCUOLA/ Videoforum su "Repubblica", tutto quello che il ministro Carrozza non ha detto

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)

Ho terminato, da presidente di commissione per l'Usr del Veneto, la sessione dei colloqui relativi al concorso ordinario della A051, cioè italiano e latino. Un tour de force.

Nonostante le difficoltà, dai più denunciate, su questo concorso, ho creduto corretto portare a termine l'incarico per dare una mano, soprattutto, ai giovani docenti. I più sacrificati dal corporativismo statalista imperante nella scuola italiana, e snobbati, al di là delle solite parole d'ordine, dalle organizzazioni sindacali.

Ricordo che la settimana scorsa, tra la fine degli esami di maturità ed il calendario degli orali della A051, ero stato coinvolto dalla provincia autonoma di Trento, come commissario, nella selezione dei docenti da distaccare con contratto triennale presso l'Iprase, cioè il centro per la ricerca e la formazione scolastica. Una bella occasione di confronto, sapendo della bontà della scuola trentina, da poco premiata anche dall'Invalsi, ma sapendo nello stesso tempo dei buoni riscontri, nonostante le difficoltà, della scuola veneta. Che i trentini abbiano deciso, per una loro selezione, di coinvolgere due veneti (oltre a chi scrive, la collega Fernanda Barile), la dice tutta sulla positiva prassi. Un modello, quello trentino, che dovrebbe diventare modello nazionale, se vogliamo dare un filo di speranza ai giovani d'oggi, ma anche ai docenti e al nostro contesto sociale.

Quando, ieri, mi è capitato di seguire, sul sito di Repubblica, il videoforum con l'intervista al ministro Carrozza curato da Corrado Zunino, mi sono tornati alla mente gli sguardi, gli occhi, gli interrogativi dei docenti che ho incontrato in queste due settimane di colloqui: docenti di ruolo disponibili alla ricerca didattica a Trento, docenti non di ruolo, ma già da anni presenti "da precari" nelle nostre scuole a Padova.

Insomma, ho incontrato, a parte poche eccezioni, docenti in gamba, appassionati, positivi. La novità poi di questi concorsi, con la presentazione nella prima mezz'ora del colloquio di una unità didattica su un quesito scelto il giorno prima, ha portato allo scoperto delle vere eccellenze.

Mi sono chiesto: stiamo riconoscendo e valorizzando queste eccellenze? Perché la scuola, nel concreto, passa attraverso i bravi insegnanti. La gran parte, sul totale. Trattati tutti, ancora oggi, allo stesso modo, stesso stipendio, senza nessuna valutazione, senza nessun riconoscimento di merito.

Ma il pensiero poi non ha resistito: mi riferisco alla situazione delle nostre scuole, ai presidi che stanno costruendo in questi giorni, sulla base dell'organico di fatto, il piano cattedre; alle difficoltà, da tutti conosciute, riguardanti i pochi docenti non in grado di insegnare. Per cui i presidi sanno che devono partire, per le cattedre, dai docenti che "non funzionano", che provocano le proteste di studenti e famiglie. Per chiedere poi, come un piacere personale, ai docenti bravi di coprire i buchi scoperti lasciati dai docenti meno bravi.



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COMMENTI
07/08/2013 - insegnanti bravi e meno bravi (roberto boggiani)

Leggo sempre con molta attenzione gli articoli del "preside" Gianni Zen e devo dire che abbiamo idee molto diverse sull'autonomia. Mi sembra che il fatto di prevedere un colloquio con gli insegnanti prima di essere assunti in una data scuola (ovviamente con i dovuti contrappesi come dice nell'articolo) sia un modo per "scegliersi" gli insegnanti a proprio uso e consumo. Per non parlare della distinzione tra insegnanti "bravi" e insegnanti "meno bravi". Addirittura gli insegnanti "bravi" dovrebbero svolgere il lavoro degli insegnanti "meno bravi" Mi chiedo solo una cosa: ma chi è che decide se un insegnante è bravo o meno bravo? Quando andavo a scuola ho avuto insegnanti che (ovviamente secondo me) erano bravi ed altri meno bravi. Quando (sempre secondo me) un insegnante non era bravo io di buona lena mi mettevo da solo e studiavo da solo tutto il programma e non mi lamentavo. Ecco è questo che prima di tutto dovremmo insegnare ai nostri alunni ad arrangiarsi quando si presentano certe situazioni e non a protestare o peggio ancora mandare a protestare i propri genitori ma di arrangiarsi. In azienda ho visto ex che alla presenza di un problema speravano che qualcun altro glielo risolvesse. Tanto nella scuola funziona proprio così. Inoltre mi permetta preside, lei afferma che la ministra Carrozza è fuori dal mondo della scuola reale in quanto di provenienza universitaria. Le chiedo solo una cosa: la ministra Gelmini era a conoscenza dei problemi della scuola reale?

 
20/07/2013 - incidere sulla scuola reale (enrico maranzana)

Il nostro sistema educativo non è ideato secondo logiche centralistiche: sono gli operatori scolastici che non hanno mostrato la maturità necessaria per affermare la propria professionalità. La scuola reale non coincide con l'istituzione scuola: il calduccio dell'ala materna è irresistibile! Ho commentato l'intervista del ministro [in rete "L'omologazione del pensiero del ministro MC Carrozza"] per mostrare la perfetta continuità con gli indirizzi dei precedenti governi. I problemi di fondo del nostro sistema educativo non sono stati percepiti.