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SCUOLA/ Ricci (Invalsi): le prove 2013 "salvano" la scuola media

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I dati non paiono affatto dire questo. È forse più appropriato affermare che in questa fascia scolastica le difficoltà cominciano ad assumere una consistenza maggiore, per poi aumentare in quelle successive. Del resto, questo fenomeno è facilmente comprensibile, poiché il passaggio dal ciclo primario a quello secondario coincide anche al momento evolutivo dell'allievo in cui gli eventuali problemi tendono a divenire più evidenti. Quello che, invece, è spesso trascurato è che le difficoltà diventano sempre più serie e preoccupanti tanto più gli studenti avanzano nel loro percorso di formazione.

Ci sono novità per quanto riguarda le prove alla fine dell'ultimo anno delle superiori?
Come già in parte annunciato nei mesi scorsi, l'Invalsi ha già iniziato la fase operativa (pre-test) di alcuni primi modelli di prova per l'ultimo anno del secondo ciclo d'istruzione. Anche tutto il prossimo anno scolastico sarà dedicato ad ampie sperimentazioni per mettere a punto un modello di prova adeguato a svolgere il duplice ruolo di prova standardizzata alla fine del secondo ciclo d'istruzione e di prova con valore orientativo per la prosecuzione degli studi.

Attualmente su cosa state lavorando?
All'ampliamento del numero delle domande per le prove future. Questo consentirà, nei tempi e nei modi dettati dagli esiti delle sperimentazioni in corso, di far fare la prova di fine secondo ciclo mediante computer.

Per quanto riguarda la restituzione dei dati, avete annunciato una notevole accelerazione nei tempi, previsti per fine settembre. Quali sono gli obiettivi che vi proponete?
L'anticipazione della restituzione dei dati alle scuole è molto importante. Non è solo un fatto tecnico, ma un aspetto legato strettamente alla finalità della rilevazione, ossia di mettere a disposizione delle scuole e del sistema dati oggettivi e standardizzati per promuovere il miglioramento del sistema educativo nazionale. In questo modo le scuole avranno già da settembre dei dati sui quali effettuare le loro valutazioni, anche nella prospettiva della programmazione didattica che, tipicamente, viene definita entro la fine del mese di novembre. In questo modo si rafforza concretamente il concetto che le prove Invalsi vanno intese come una misurazione per la scuola e non sulla scuola.

L'opposizione alle iniziative dell'Invalsi, che trova ampio spazio sui giornali, continua?
In alcuni casi le prove Invalsi sono ancora oggetto di accesa e ampia discussione. Il fatto di per sé è positivo poiché è molto importante che ci sia un ampio dibattito su un tema così caldo, anzi, l'Invalsi stesso si è fatto promotore, e intende farlo anche in futuro, del confronto sulle caratteristiche delle prove. Spesso però le polemiche assumono toni e forme che lasciano pensare a una scarsa informazione, indipendentemente da quale ne sia la causa.

È possibile avere informazioni sulla localizzazione geografica?

 



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COMMENTI
22/07/2013 - Un modello di oggettività (Giorgio Israel)

Il dott. Ricci taccia le critiche di disinformazione e si ripropone il ritornello dell'oggettività. Ma non si frena dal sentenziare, per esempio, sulla matematica, su cui non gli riconosco alcuna specifica competenza. Ritengo di averne più di lui e ho proposto una critica dettagliata dei test di matematica che ritengo cattivi, altro che oggettività. Ma lui va avanti ignorando il merito delle critiche, modello di disinformazione, mancanza di oggettività, fino al disprezzo delle competenze altrui. Questo è l'esempio che sta offrendo l'Invalsi. E su queste basi pretende pure di controllare l'esame di terza media.

 
22/07/2013 - Orizzonti e coordinate (Sergio Palazzi)

A differenza di molti, non sono certo un detrattore a priori dell'Invalsi. Oltretutto sono convinto che fin quando non si spazzerà via l'idea di esame di stato, il metodo delle prove Invalsi possa dare giudizi più solidi rispetto alle stantie prove tradizionali. Eppure credo sia opportuno un cambio di prospettive nell'interpretazione dei dati, come confrontare tout court i "licei" con gli "istituti tecnici". Stante che il marchio di liceo si è progressivamente concesso a scuole che fino a ieri erano di tipo professionale, cambiandone il nome senza migliorare la loro base d'utenza, ma anzi con forti dubbi sul miglioramento della proposta formativa. Stante che il mito del liceo di qualità va poco d'accordo con la sua massificazione. Stante infine che gli Istituti Tecnici di grande tradizione e valore sono relativamente rari nel Sud, mentre nei distretti innovativi del Centro-Nord sono spesso l'elemento portante di cultura ed economia locale, continuare ad aggregare le categorie in questo modo pare fuorviante. Semmai, un segno di grave inadeguatezza delle scuole medie è che sistematicamente "orientano" gli studenti "così così" verso gli impegnativi Istituti Tecnici (di cui tra l'altro abbassano lo score), privando però di una seria opportunità di vita tanti studenti validi che vengono sviati verso l'area liceale. "Dis-orientamento" prospettico analogo a collocare l'Abruzzo nel Sud, dato che è quasi per intero a nord di Roma: in senso geografico, ma forse anche socioeconomico...