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SCUOLA/ Concorso presidi, perché i burocrati non si possono mai bocciare?

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Inizia l'incubo: i 406 idonei si ritrovano senza graduatoria, senza una posizione giuridica rilevante e tale da poter permettere loro di costituirsi in giudizio al Consiglio di Stato. Il gruppo si organizza e sceglie un avvocato unico per affiancare in adiuvandum l'amministrazione. Il 3 agosto il CdS emana una sospensiva che permette all'Ufficio scolastico di pubblicare finalmente la graduatoria di merito e viene fissata un'udienza pubblica il 28 agosto per stabilire o meno la validità della sospensiva ed entrare nel merito del dibattimento. Solo il giorno prima però la graduatoria diviene definitiva; se l'Usr avesse accelerato i tempi avrebbe potuto nominare i nuovi dirigenti in autotutela, ma questo non accade e il 29 agosto il CdS rigetta l'istanza cautelare rinviando l'udienza di merito al 20 novembre. 

A questo punto l'incubo si trasforma in un calvario. A novembre i giudici nominano un "esperto" per la perizia delle buste e fissano l'udienza a gennaio, ma il perito rinuncia all'incarico costringendo i magistrati ad una nuova nomina e ad un nuovo rinvio al 22 marzo, prorogato ancora al 30 aprile su richiesta del nuovo perito che necessita di più tempo; in quella data è inaspettatamente proprio l'Avvocatura dello Stato a disertare l'aula, delegando una collega (che nulla sapeva) e costringendo ad un ulteriore rinvio, che viene concesso al 4 giugno 2012. 

È l'udienza definitiva, in cui si fronteggiano sinteticamente due tesi contrapposte: l'avvocato a tutela degli idonei sostiene che l'astratta possibilità del dolo non possa inficiare la procedura e fonda la sua tesi anche su quella parte della perizia del perito dove si dichiara che le buste per opacità sono, secondo i requisiti di legge, atte a preservare la privacy; gli avvocati dei ricorrenti ribadiscono quanto sostenuto dal Tar Milano e riprendono la perizia laddove descrive come, con intenzionalità e non secondo un uso comune, si possono leggere i nominativi contenuti (ad esempio, facendo aderire la busta contro la superficie di una lampada da tavolo). I giudici ascoltano come sfingi impenetrabili e chiudono la seduta mentre gli interessati rimangono in attesa della pubblicazione della sentenza, una sorta di oracolo che si è palesato, finalmente, giovedì 11 luglio scorso. 

Quale è stata dunque la decisione del Consiglio di Stato? Ha rigettato gli appelli e le opposizioni di terzo, parzialmente accogliendo la sentenza del Tar di Milano e ha prescritto all'amministrazione, in rispetto del principio di economicità, di non far ripetere le prove scritte, ma di sostituire le buste con altre adeguate a mantenere l'anonimato, e nominare una nuova commissione con il compito di procedere a una nuova valutazione degli elaborati di tutti i candidati che hanno superato la prova preselettiva. Le operazioni, appena avviate, certamente non potranno concludersi prima dell'avvio del prossimo anno scolastico, che inizierà senza poter contare sui dirigenti scolastici che aspetta da tempo.

Alcune considerazioni su una vicenda che per il cittadino comune ha assunto i tratti di una farsa.



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