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SCUOLA/ Concorso presidi, perché i burocrati non si possono mai bocciare?

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Innanzitutto non è inutile sottolineare che la sentenza ribadisce quello che gli idonei hanno dovuto con fatica, nei giorni immediatamente a ridosso della sentenza del TAR di Milano, chiarire alla pubblica opinione: i giudici di Palazzo Spada non contestano irregolarità circostanziate, favoritismi o corruzione, ma hanno preferito sostenere l'astrattezza della norma. Coloro che sono risultati idonei al concorso l'hanno dunque ottenuto solo attraverso lo studio e le proprie capacità e non hanno fatto altro che seguire scrupolosamente la procedura che la Pubblica Amministrazione ha prescritto loro. Non si è trattato dunque di "furbetti", ma di docenti motivati e capaci, che hanno voluto far sapere a tutti le proprie ragioni con continui rapporti con i mass media, lanciando persino un appello pubblico in difesa della scuola lombarda che ha raccolto online più di 20.000 adesioni. In Lombardia sono infatti circa 470 (su 1200 complessive) le scuole senza un Dirigente titolare, affidate ormai da anni alla responsabilità di reggenti che in condizioni difficilissime cercano di affrontare i complessi problemi didattici, educativi e gestionali che il sistema di istruzione pone quotidianamente.

In secondo luogo da questa vicenda emerge lo scenario di una pubblica amministrazione allo sbando, incapace di gestire un processo vitale per la qualità che offre ai cittadini come quello della selezione e dell'arruolamento delle risorse umane necessarie. Questa osservazione vale innanzitutto per il livello territoriale, l'Usr Lombardia, che prima ha gestito malamente il concorso o e poi non ha saputo gestire la situazione di crisi, ma l'ha subita. Anche il livello centrale della nostra burocrazia non brilla: il ministro Profumo non ha mai trovato l'occasione di incontrare gli idonei, nonostante le ripetute richieste in tal senso; lunedì 15 luglio scorso il ministro Carrozza ha invece accolto una delegazione di ormai ex-idonei adirati e preoccupati a seguito della pubblicazione della sentenza. Durante l'incontro i docenti hanno preannunciato l'apertura di una causa per il risarcimento dei danni (la sentenza dice chiaramente che la responsabilità è della Pa); hanno chiesto, senza avere risposte chiare, come verrà effettuata la ricorrezione e se sarà necessario, in caso positivo, sostenere nuovamente le prove orali; sono stati manifestati al titolare del dicastero i timori che possano aprirsi altri ricorsi nel caso in cui un compito ritenuto positivo dalla precedente commissione non lo sia più, o lo sia con un voto differente dalla nuova commissione. Il ministro ha ascoltato e ventilato una soluzione di tipo normativo, rimanendo però assai generico in proposito.

Un'ulteriore considerazione è riferibile al potere della giustizia amministrativa che appare assai distante, poco coerente, opaco alle esigenze del cittadino: in differenti regioni (ed esempio l'Emilia Romagna) lo stesso argomento della trasparenza delle buste non è stato nemmeno accolto dai Tar locali, perché intempestivo; il percorso giudiziario è stato irto di contraddizioni e rinvii; le sezioni del CdS hanno in cause differenti sposato ora la tesi dell'astrattezza del principio da rispettare, ora quella più pragmatica della necessità di dimostrare un concreto illecito. 



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