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SCUOLA/ Concorso presidi, ecco come "liberarli" dai tribunali in 4 mosse

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Il primo è che i concorsi a dirigente non si fanno con regolarità. Di conseguenza i candidati ritengono che quella che hanno sottomano sia non una delle tante possibilità, ma l'occasione della vita, un treno da prendere una volta per tutte. C'è poi un secondo fattore, più di sistema, ed è più grave del primo: nell'ambito della professione docente è sempre mancata qualsiasi forma di stimolo e di riconoscimento.

Ragion per cui un docente dice: l'unica forma di progressione è diventare preside…
Esatto. È un errore madornale. I docenti ritengono a buon diritto e a ragione che l'unico modo per avere una progressione di carriera sia quella di fare il preside. Basterebbe invece introdurre forme di progressione di carriera non solo "riconoscibili" ma anche riconosciute sul piano retributivo. Sono convinto che se così fosse, moltissimi docenti che non hanno la predisposizione a dirigere scuole non penserebbero neppure lontanamente di affrontare il concorso a preside.

Come mai la selezione è finita in mano alla giustizia amministrativa?

Bisognerebbe che la verifica venisse fatta da commissioni competenti in ordine alla materia sulla quale sono state chiamate a valutare e decidere, cioè la capacità di dirigere scuole, e non all'astratta verifica di un esercizio corretto nella procedura.

La conoscenza delle procedure non è importante?
Lo è, ma non è esattamente ciò che diventerà il banco di prova nell'esercizio della funzione dirigenziale.

E adesso?
Adesso in Lombardia abbiamo più di 400 posti vacanti, un cosa che grida vendetta agli occhi del mondo. Vuol dire che otto o novecento scuole hanno un preside a mezzo servizio, con la titolarità di un istituto e la reggenza di un altro. Occorre un intervento provvisorio che risolva il deficit di funzionamento degli istituti.

Come vede l'esonero dall'insegnamento per i docenti che fanno il vicario nelle scuole date in reggenza?
Sul tappeto ci sono sostanzialmente due ipotesi. Una è quella che dice lei. L'altra ipotesi sarebbe quella di un incarico di presidenza, di durata annuale, attribuito a coloro che erano stati dichiarati idonei alla conclusione delle fasi concorsuali. Potrebbero ricoprire l'incarico in un'unica scuola fino all'espletamento della correzione delle prove concorsuali come previsto dalla sentenza del Consiglio di Stato.

Questo modello concorsuale secondo lei va ancora bene?
No, non regge più. Andrebbe ripensato. Innanzitutto partendo dall'analisi delle criticità che hanno dato luogo ai principali problemi incontrati.

È ipotizzabile pensare ad un'assunzione da parte delle scuole?
Distinguerei tra docenti e dirigenti. Per i primi, una assunzione per concorso bandito da scuole o reti di scuole, sgombrando quindi il campo dagli equivoci legati alla cosiddetta "chiamata diretta", che in Italia viene puntualmente associata a clientelismo e malaffare, certamente è possibile. Per i presidi il discorso diviene più complicato.

Perché?



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