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SCUOLA/ Promossi & bocciati, cosa nascondono i dati del Miur?

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Inoltre, è da segnalare la mancata diffusione della formazione professionale in tutte le aree del Paese, un segmento strettamente correlato con il tasso di successo degli studi. Infatti nel Centro-Sud, dove è meno presente, il livello della dispersione assume i valori più elevati, segno che l'utenza potenzialmente orientata verso percorsi di qualifica e diploma professionale finisce per iscriversi ad indirizzi diversi, e più impegnativi, per mancanza di un'offerta corrispondente. 

L'assenza del dato statistico nelle tabelle pubblicate dal Miur è estremamente indicativo della grave sottovalutazione dell'importanza di questo settore, a differenza di ciò che accade nei paesi europei con sistemi educativi più produttivi. Una parte rilevante del mondo giovanile troverebbe maggiore stimolo se la scuola puntasse decisamente sull'azione reale – e non sull'insegnamento inerte − come occasione di apprendimento, in quanto l'attività stimola la curiosità, la messa in gioco e l'orgoglio di ciò che si è saputo realizzare con la propria testa e le proprie mani. Qualcosa si sta muovendo in questa direzione, ma non sembra che i decisori politici e ministeriali siano ancora consapevoli dell'importanza educativa e culturale del lavoro tecnico e professionale come via per riscattare una parte del mondo giovanile intrappolata tra protezione familiare e parcheggio scolastico.     



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COMMENTI
25/07/2013 - Apprendimenti e valutazioni si avvitano fra loro (Vincenzo Pascuzzi)

I dati statistici cui fa riferimento Dario Nicoli costituiscono poco più che una curiosità, un tentativo di porre fragili fondamenta su cui poggiare le conclusioni più varie. Al limite, l’ex ministro Gelmini potrebbe rivendicare il merito delle sue riforme a base di tagli (meno 8 mld) e dimostrare che le classi-pollaio migliorano il profitto! Ha poco senso confrontare un anno scolastico con quello precedente cioè due popolazioni scolastiche fra loro diverse con criteri di promozione anch’essi diversi. Nel tempo i programmi svolti, gli apprendimenti e le valutazioni si modificano indubbiamente. L’istruzione trasmessa e quella davvero acquisita si adattano, si identificano gradatamente alla valutazione certificata, si avvitano fra loro. Parafrasando, accade quello che ha detto Jorge Luis Borges su uomo e il suo destino: “Un uomo gradatamente si identifica con la forma del proprio destino; un uomo è, a lungo andare, le proprie circostanze”. Così vengono lasciati in ombra e irrisolti problemi più gravi, quali - ad esempio - la dispersione, la licealizzazione e la marginalizzazione degli istituti tecnici e dei professionali, il ruolo e l’attività dell’Invalsi ed altri problemi ancora.