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SCUOLA/ Chiosso: tramonta l’"egemonia sindacale", resta solo la fame di posti

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Si direbbero così poste le premesse perché la provocatoria profezia enunciata da Ivan Illich (Descolarizzare la società, 1971) possa compiersi: la scuola non più concepita al servizio di alunni, famiglie e soggetti sociali in genere, ma a principale (se non esclusivo) beneficio dei docenti. 

E se dagli anni 70 in poi la capacità d'incidere del sindacalismo confederale è stata tale da creare una quasi egemonia capace di condizionare molte scelte governative (e purtroppo anche di far fallire qualche ragionevole piano riformatore), sembra che il futuro stia per essere consegnato agli interessi particolaristici. 

Mi pare che sia precisamente questo il quadro con cui quanti credono che la scuola non è solo un'occasione di occupazione di laureati senza lavoro si devono ormai confrontare e nel quale sono chiamate ad agire. 

Per contrastare il cancro del corporativismo non c'è altro rimedio che il coraggioso rafforzamento dell'autonomia in modo che la scuola non risponda solo a se stessa (o finga di farlo), ma alle famiglie, ai ceti produttivi e alle esigenze della legalità, della trasparenza e – per dirla con un'espressione impegnativa – del "bene comune". Nella misura in cui la scuola "rende conto" si pongono i presupposti perché sia indebolito il particolarismo individualistico. Se la scuola continua a essere vista come qualcosa non "da servire", ma "di cui servirsi" la deriva del sindacalismo verso la tutela degli interessi corporativi sarà irreversibile.

Se il problema del reclutamento dei dirigenti è posto entro il quadro che ho tentato sommariamente di descrivere, non vedo perché anche essi – nell'ambito di una riorganizzazione complessiva delle prassi concorsuali – non possano essere scelti in funzione di aspettative e bisogni locali, vincendo la ricorrente tentazione centralistica che fatalmente riporta all'azione del superiore ministero. 

Anzi ritengo che il compito principale del dirigente – più che continuare a essere concepito come l'attore terminale dell'apparato ministeriale – sia proprio quello di rappresentare il punto di mediazione/conciliazione tra le attese e le richieste provenienti dall'esterno della scuola (non tutte da soddisfare, ma da selezionare con prudenza e lungimiranza), la professionalità dei docenti e la natura propria della scuola che è, innanzi tutto, luogo di apprendimento, di memoria culturale, di formazione di persone dalla "schiena diritta". Lascerei da parte perciò psicologi del lavoro e esperti del management (pazienza se vanno per la maggiore) e punterei su esperienza, cultura, capacità organizzativa e di giudizio critico, passione per la scuola.

So bene che quest'ultimo requisito non è facilmente valutabile secondo criteri obiettivi e dunque esposto a molte critiche e inutilmente retorico secondo i parametri del linguaggio buro-sindacalese, ma – lo diciamo tra noi sottovoce – senza passione non si va da nessuna parte.   



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COMMENTI
26/07/2013 - Ma il prof. Chiosso conosce il panorama sindacale? (Franco Labella)

In genere il prof. Chiosso scrive interventi equilibrati e condivisibili. Temo che stavolta la sua ricostruzione sia viziata da due errori di prospettiva. Il primo è quello di scambiare (con tutto il rispetto per il pluralismo sindacale) gruppi come l'ANIEF per un sindacato si sarebbe scritto una volta "egemone". Il secondo errore di prospettiva è quello di non considerare che da qualche anno (c'entrerà lo spoil system dei portavoci (Gelmini docet) nominati Direttori generali?) la una volta attenta burocrazia trasteverina e degli USR ha aumentato esponenzialmente i livelli di contenzioso amministrativo spesso risultando soccombente. Non vorrei far torto ma operando nella scuola da diversi decenni (diciamo dalla Falcucci in poi) non mi era ancora capitato di leggere come solo qualche anno fa: "le ultime tre righe della circolare n. sono da intendersi come non scritte". Ed è un esempio minimo ma ne potrei fare altri persino in ambito di ordinamenti universitari come mi è capitata la ventura di scoprire per motivi familiari. Questa a me pare la spiegazione del trend "ricorsivo" se così posso scrivere. Quanto ai modelli di scuola non si va lontano riesumando i discorsi della scuola come "ammortizzatore sociale". Anche perché, in tema di ammortizzazione, le buche, profondissime, non riguardano certamente solo od esclusivamente la gestione del personale ma incongruenze anche profonde e riconoscibilissime anche nei recenti provvedimenti di riordino delle superiori.