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SCUOLA/ Luca, 5 anni e già vittima di una famiglia "normale e perbene"

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Gli mostra che chi se ne prende cura, lo fa tra contraddizioni inconciliabili prive di una verità che le orienti: la volontà di recuperare il tempo che non passò con i figli, senza poterlo recuperare; la volontà di fare i nonni, costretti però a fare i genitori; la volontà di accompagnare i nipoti nella crescita, dovendo però accettare direttive a distanza; la volontà di dissimulare la verità dei fatti, come se i bambini non la vedessero. L'esperienza gli mostra che a un sussulto di bene vero, sincero, generoso, disinteressato, che accade inaspettatamente nella giornata, si può passare sopra, asfaltandolo senza battere ciglio. Gli mostra che non viene sanzionata la freddezza con cui lui guarda al bene che accade, al contrario del bagnarsi in un torrente un paio di calze, che dopo qualche minuto si sarebbero comunque asciugate da sole. Gli mostra che l'unico orizzonte entro cui decidere che cosa fare è l'interesse personale del momento, dettato da chi decide in che cosa consista.

In sintesi l'esperienza che fa del mondo azzera la distinzione tra il bene e il male. Un bene e un male non arbitrari, ma oggettivi poiché vitali, e in quanto vitali capaci di far crescere. Che tua madre ti ami è un bene vitale e quindi oggettivo, e che non ti ami è un male oggettivo, che ti impedisce di crescere. Che i tuoi nonni facciano i nonni è un bene significativo ai fini della crescita e quindi oggettivo; che invece ricoprano più ruoli senza ricoprirne nessuno ingenera solo confusione ai fini della crescita. Poter riconoscere e apprezzare un gesto di bontà vera e disinteressata, che anche solo per un attimo sfiora la tua esistenza, è un bene oggettivo, di cui hai bisogno per vivere; mentre passarci sopra è un male, che ti allontanerà sempre di più dalla vita, dal poterne riconoscere il valore e il significato fino a poterne intravvedere il senso. 

Infatti, ad esempio, nessuno degli adulti che Luca ha attorno gli legge le fiabe ("Sono solo favole"), che invece costituiscono la più grande opportunità che la cultura occidentale abbia lasciato all'infanzia per riflettere, distinguere e comprendere il bene e il male, cioè le istanze ultime di quella parabola relazionale che inizia con la curiosità, passa per il gusto delle cose, per la fiducia che possiamo riporre in qualcuno, per l'amore con cui siamo amati, per la gioia con cui attraversiamo il tempo. Una parabola relazionale che bambini come Luca neppure iniziano, pur essendone capaci fin dalla nascita.

In una famiglia che tutti definirebbero normale e perbene, Luca oggi a cinque anni è un bambino insicuro, cinico, materialista, utilitarista, scisso in sé, che vive senza un padre, aspettando che sua madre torni, e che nell'unica settimana che trascorre con loro piange ossessivamente e inconsolabilmente. 



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