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SCUOLA/ Luca, 5 anni e già vittima di una famiglia "normale e perbene"

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L'estate offre uno spaccato estremamente limpido sulla realtà educativa in cui siamo immersi, quando tacciono tutte le parole sprecate durante l'anno in polemiche scolastiche; cadono tutti i veli teorici, e rimane soltanto la nuda realtà di bambini e adolescenti che si affannano a maturare: che fanno tante cose; che ne vedono molte altre; che magari si divertono, ma che difficilmente crescono.

Luca ha cinque anni. Durante l'anno frequenta la scuola dell'infanzia fino al pomeriggio, quando sono i nonni ad andarlo a prendere, a fargli fare merenda, a farlo riposare, giocare, finché la mamma lo passa a prendere. Da giugno a settembre trascorre con i nonni anche le vacanze, prima con quelli materni e poi con quelli paterni, con una pausa di una sola settimana insieme ai genitori, sebbene la mamma sia a casa in ferie per due mesi. In sua presenza la nonna passa il tempo a elogiare le virtù materne della figlia contro ogni elementare evidenza, e a imbrigliare l'esperienza del nipote nelle paure di chi non può assumersene la responsabilità genitoriale, per essere poi redarguita telefonicamente dalle paure della figlia, che presume di gestire a distanza il rapporto con il figlio. Il padre per non entrare in polemica con moglie e suocera, lascia fare, continuando a vivere in un mondo in cui il figlio in fondo non esiste.

Un giorno Luca arriva a casa per pranzo e una bambina della sua età è lì ad aspettare proprio lui, per giocare insieme, ma la nonna gli intima di salire in casa, mentre neppure il nonno interviene per non polemizzare con la moglie. E lui se ne va senza una parola, senza una parola da parte dei nonni, lasciando miseramente sola la bimba, unico accento umano della sua giornata. Infatti con la medesima logica nel pomeriggio, invece di aspettare che una farfalla si posi sulla mano per osservarla come farà quella bambina, la catturerà per schiacciarla al suolo subito dopo, senza neanche averla guardata. Nel lampo dei pochi secondi del suo rincasare, l'esperienza di quel bambino che cosa coagula? Che cosa gli comunica? Che cosa gli insegna? Che cosa gli mostra del mondo?

Gli mostra – e lui capisce benissimo, anche se ci vorranno molti anni per diventarne consapevole, se mai lo diventerà – che non c'è nessuno disposto a vivere per lui; nessuno disposto a fare sacrifici per lui; nessuno disposto a sacrificare sé per lui; nessuno disposto ad amarlo. 



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