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SCUOLA/ Concorso presidi, le “follie” di una sentenza che danneggia studenti e insegnanti

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L’attesa cui sono costrette le scuole lombarde è diventata “caso nazionale” e in questi giorni in Parlamento si parla chiaramente di emergenza scuola lombarda. Un’emergenza che diventa più grave nell’attuale situazione politica ed economica dove la scuola rimane veramente l’unico ascensore sociale per ogni cittadino, l’unica speranza di futuro in un tempo assolutamente incerto, l’unico vero investimento in grado di restituire a questo Paese dignità e prospettive di sviluppo. L’insostituibile e quotidiano impegno della scuola nella formazione delle nuove generazioni, perché siano in grado di affrontare e gestire il cambiamento e le sfide degli anni a venire con competenza e attaccamento ai valori costituzionali della partecipazione civile, del merito e della solidarietà, chiede il sostegno di tutte le forze politiche e sociali nonché la lungimiranza delle scelte e delle decisioni a tutti i livelli.

Invero, nella vicenda in questione il principio dell’anonimato non è l’unico principio costituzionale coinvolto, in quanto a rischio vi è anche l’effettività del diritto all’istruzione, del diritto a conseguire i gradi più alti di formazione, del diritto a svolgere pienamente la propria personalità nelle formazioni sociali frequentate, di cui la scuola costituisce esempio eminentissimo. Sono tutti diritti costituzionalmente sanciti e che passano anche attraverso le istituzioni scolastiche, le quali possono svolgere adeguatamente il loro compito istituzionale e costituzionale solo se adeguatamente gestite, amministrate e dirette.

Lo sanno bene le scuole della Lombardia che, a seguito di questa sentenza Consiglio di Stato, dovranno attendere ancora per un tempo lungo e incerto l’arrivo di una nuova generazione di dirigenti scolastici in grado di assicurare professionalità, presenza, passione e competenza per gestire il cambiamento e il rinnovamento cui è chiamata la nostra scuola e il nostro Paese.

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COMMENTI
30/07/2013 - Anche in Lombardia una sanatoria per i d.s. (Vincenzo Pascuzzi)

L’accusa è palesemente falsa e strumentale: non è certamente la sentenza del CdS (n. 3747 dell’11.7.2013) “che danneggia studenti e insegnanti”. Le responsabilità – attive o omissive - sono tutte del Miur nazionale e lombardo che hanno mal organizzato e gestito il concorso a d.s. La ricorrezione degli scritti – vedremo se e come effettuata – preoccupa alcuni concorrenti. Ma è intervenuta la giustizia e bisognerà pure rispettare le sentenze, non c’è altra via. Invece, come già avvenuto in Sicilia con il concorso del 2004, anche in Lombardia ora c’è chi ha interesse e cerca – pro domo sua, non certo per gli studenti e per gli insegnanti - una qualche sanatoria.