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SCUOLA/ Compiti delle vacanze, i “consigli” per gli studenti (e i Prof.)

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“Un bravo insegnante è quello che stimola la curiosità e incoraggia la scelta”, dice sempre il ministro nell’intervista, suggerendo come soluzione per i compiti delle vacanze la lettura di libri scelti dallo stesso studente in una ricca selezione offerta dal docente. Secondo quanto riferisce il portale Skuola.net, a preoccupare maggiormente gli studenti alle prese con i compiti per le vacanze sono i temi da svolgere e proprio quei libri che il ministro vorrebbe che leggessero.

Qui, secondo me, è contenuto il cuore della questione per noi docenti e voi studenti: ragazzi, volete imparare a pensare, a ragionare, a osservare la realtà, a giudicare oppure pensate che l’insegnante sia semplicemente un imbuto e voi il vaso da riempire con nozioni, conoscenze, competenze, abilità (chiamatele come vi pare!)? La lettura è certamente uno strumento privilegiato per imparare a pensare, a ragionare, a giudicare; ma non guasta anche un’offerta di compiti “significativi” in questa direzione, ovvero ben vengano le versioni di latino, i problemi di matematica, ecc..., se concorrono a tale scopo!

Allora, cari ragazzi, si tratta di prendere consapevolezza dell’occasione che avete in questi mesi di vacanza e che avrete in tutti gli anni di scuola: prendete in mano i compiti che vi sono stati assegnati e cercate di scoprirne il valore. Non fermatevi, se non lo scoprirete, sarà comunque un’occasione di dialogo con il docente che ve li ha assegnati: perché 50 esercizi uguali su come si sommano due numeri razionali? Perché ci ha fatto leggere questo libro che parla di una vita senza speranza? Perché? Perché? Perché?

Credo che la scuola potrà esprimere in pieno il suo compito se continueranno a esserci studenti e insegnanti impegnati seriamente con questa domanda. E allora si potrà essere grati del tempo trascorso tra i banchi o dietro la cattedra, ma anche del tempo libero, delle vacanze, per “una scuola che - come ha detto l’ex ministro Berlinguer in una recente intervista a Il Messaggero - punti sulla gioia, sulla curiosità perché questo è l’apprendimento che resta”.

Non dimenticherò mai quando in un certo esame della mia carriera universitaria mi venne richiesto in uno scritto “Che cosa pensa del concetto di razionalità nella teoria dei giochi?”: mi ricordo lo sgomento dei miei compagni di corso e allo stesso tempo la mia gioia per una domanda che non chiedeva una definizione (“Mi parli del...”, “Dia la definizione di...”), ma interpellava me, chiedeva un mio giudizio e questo non è scritto in nessun libro, dispensa, sito internet: c’è in ognuno di noi. La scuola è un’occasione affinché questo giudizio emerga e voi impariate a esprimerlo e a difenderlo ragionevolmente.



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COMMENTI
31/07/2013 - Le vacanze dovrebbero essere vacanze (Sergio Palazzi)

Già, già. Sempre meglio evitare i compiti delle vacanze. Anche per i testi letterari, sarebbe meglio dire: leggi tre libri, sceglili tu, poi raccontameli e dimmi perchè li ha scelti e che opinioni hai. Visto che non siamo più nel 1950, possiamo aggiungere: io insegnante impegno parte del mio tempo a cercare delle letture che ti segnalo via via su un blog, articoli di letteratura scientifica primaria o di divulgazione - brevi ma tosti / tosti ma brevi - o letture che comunque abbiano a che fare con quello che abbiamo studiato; tu dedicaci almeno altrettanto tempo e poi ne parliamo, magari via mail quando entrambi siamo rilassati a millanta miglia di distanza. Ma NON siano esercizi da risolvere meccanicamente. Anzi, quelli (equazioni stechiometriche o sviluppi di binomi, analisi del testo o traduzioni dei traduttor d'Omero) sarebbe buona cosa ridurli al minimo comunque; possono avere senso se discussi insieme in classe il giorno dopo, non ne hanno se affibbiati come inutile memento mori estivo. Le vacanze servono per lasciar vagare il corpo e la mente; se hai stimoli per ricordarti la chimica, la matematica e altre forme della poesia guardando una conchiglia o un'abside, o mentre spalmi la crema solare sulla sua pelle, evviva. Se no, se la scuola (con i prof & i LibriDiTesto) l'ha sentita come una punizione nove mesi all'anno, in queste settimane pensaci di meno e magari in autunno l'apprezzerai di più.