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SCUOLA/ Concorso docenti: rimane solo la via dei ricorsi?

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La funzione docente e dirigente è definita da una tavola di competenze-chiave: conoscenze disciplinari, capacità didattiche, saper stare in relazione educativa, saper lavorare nella comunità professionale, sapersi collegare con il mondo “là fuori”. Il mondo intero viaggia ormai su questa tavola di competenze-chiave, i ministri le ripetono in ogni convegno, peccato che l’amministrazione da loro governata – ma è ormai evidente che l’amministrazione governa i ministri! – continui esattamente come quella di 150 anni fa. 

Il dato clamoroso, che non produce scandalo nella politica, nell’opinione pubblica, nella società civile, è che le prove per selezionare i futuri insegnanti e i futuri dirigenti sono totalmente fuori bersaglio. Non i candidati, ma le prove dovrebbero essere bocciate! C’è un metodo per selezionare in base alle competenze-chiave? Quello che questo giornale ha ripetutamente segnalato e che viene praticato in quasi tutti i Paesi europei è basato su due pilastri: lo “storico” della carriera professionale – se il candidato è già in servizio – o del periodo di praticantato/tirocinio – se aspira per la prima volta al servizio; il colloquio con un’équipe composta da un dirigente e da insegnanti esperti. Eventualmente, uno scritto di un paio d’ore, dove il candidato espone la propria filosofia didattica e educativa, sulla base della propria esperienza. 

Sì, il difetto sta nel manico, perché in Italia è l’amministrazione che costruisce i percorsi di selezione e li implementa, mentre altrove l’amministrazione affida alla scuola reale il meccanismo selettivo e ne legittima burocraticamente i giudizi. A prima vista, è l’uovo di Colombo. Ma per farlo stare in piedi serve un cambio radicale di mentalità, di metodi. A questa macchinosità barocca appartiene, dedotta more geometrico, la modalità della composizione delle commissioni: fatte da docenti esperti? Esperti in discipline o in didattica delle discipline? Chi scrive ha partecipato un paio di volte alla correzione di più di seicento elaborati di candidati ad un concorso. Molto meglio una giornata in miniera con i damnati ad metalla! Dopo aver corretto i primi dieci scritti, si avvia un loop di alienazione e di istupidimento: è certo che i successivi cinquecentonovanta saranno corretti in modo molto diverso. L’unica griglia oggettiva è quella dell’ortografia e della sintassi. Tutte le altre sono ampiamente soggettive, condizionate appunto dalla soggettività alienata del correttore seriale. Al trentesimo scritto il correttore è afferrato dall’impulso di lasciare la penna e prendere in mano la pistola per suicidarsi sull’enorme pila di scritti. Donde l’arbitrarietà alienata e crudele dei giudizi. 



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COMMENTI
05/07/2013 - Sento puzza di bruciato (Vincenzo Pascuzzi)

Meglio essere diretti ed espliciti: sento puzza di bruciato! Molte o tutte le osservazioni critiche di Giovanni Cominelli sono veritiere, fondate e condivisibili. I concorsi pubblici hanno gravi inconvenienti: troppi concorrenti, prove discutibili, commissari occasionali, correzioni approssimate, infiltrazioni di raccomandazioni, poi code giudiziarie fino e sanatorie ex lege. C’è una enorme dispersione di risorse da parte dei concorrenti che nessuno valuta, contabilizza, considera. Sono comunque risorse sottratte alla Nazione, Pil gettato! Sicuramente i concorsi vanno resi più efficienti, seri, snelli, trasparenti, rapidi, ma devono restare prerogativa dello Stato. Non vorrei che ci fosse chi approfittasse della attuale inefficienza dello Stato e delle conseguenti critiche e le utilizzasse come utile assist per riproporre la chiamata diretta (c.d. modello Lombardia) da parte dei presidi attuali. Infatti anche questi sono “usciti” da selezioni del tipo ricordato e non vantano nessuna preparazione e garanzia per selezioni migliori. Perciò sento puzza di bruciato. Altra questione collegata è quella del rapporto fra “diretti” e “indiretti” ovvero tra docenti e non docenti tutti (cioè amministrazione, gerarchia, burocrazia, sia interne alle scuole che al Miur, all’Invalsi e Snv). Sarebbe interessante avere dati statistici certi e significativi sulla consistenza numerica degli indiretti, sulle risorse economiche gestite e sulle retribuzioni complessive e individuali percepite.