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SCUOLA/ Concorso docenti: rimane solo la via dei ricorsi?

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Né si può escludere, a quel punto, che qualche commissario decida di procedere per decimazione o pluridecimazione. Non voglio qui difendere Francesca De Sanctis e colleghe, ma è evidente che sono persone sbagliate al posto sbagliato, chiamate a decidere, dietro modesto compenso, cose assai più grandi di loro, quali il destino professionale e la condizione esistenziale di decine di candidati. 

C’è un modo per difendersi da questo meccanismo orribile e foriero di conseguenze dolorose e talora tragiche per la vita di tanti candidati? Resta quello dei ricorsi. La complicazione delle procedure è tale che chiunque non abbia strumenti per contestare il merito dei giudizi può sempre andare a cercare pecche nelle procedure di composizione e di funzionamento delle commissioni. Per avviare questo iter occorre predisporsi a spendere altro denaro, oltre a quello già speso per i corsi di preparazione, gli spostamenti, i pernottamenti, eccetera. Ci sono in giro avvocati avidi e incompetenti di diritto scolastico amministrativo, che non aspettano altro. O la trasparenza delle buste o i conflitti di interesse dei commissari (che magari, fino al giorno prima, hanno tenuto corsi di preparazione agli esami, di cui sono commissari) o una firma mancata… innescano interminabili percorsi di contestazione dei risultati. 

In questa sarabanda burocratica si trovano a loro agio i Tar, il Consiglio di Stato, la Corte dei conti e i giudici, la cui incompetenza è nascosta dalla funzione sacrale. L’amministrazione, a sua volta, appresa ormai la lezione, risponde a muso duro e, nel caso, si fa approvare dal ministro prono leggine e sanatorie. Valga quale esempio per i posteri la famosa legge Siragusa, volta a sanare le contraddizioni del reclutamento siciliano dei dirigenti. Con risultati pirandelliani: un giudice ha decretato la ricorrezione di 106 scritti, già “passati” dalla Commissione precedente (del 2006?). La commissione attuale del nuovo concorso successivo ne ha bocciati 91 su 106. È evidente che una delle due commissioni o tutte e due sono inaffidabili. 

E le raccomandazioni? Tutti sanno che si praticano spudoratamente, che i dirigenti, in particolare, sono scelti per blocchi politico-sindacali. Alla fine, in questo meccanismo perverso, prevale un intreccio mafioso-clientelare tra amministrazione, politica, sindacato, che si spartisce la composizione delle commissioni e quindi degli “eletti”. Perciò, nessuna delle possibili reazioni spiritosamente evocate dall’autore anonimo della lettera al sussidiario.net può risolvere il problema, neppure sul piano individuale. 

Resterebbe la politica come arte di cambiare insieme le cose. Il corpo docente, tuttavia, è tra i più ideologizzati e i meno politicizzati, come “un volgo disperso che nome non ha”…



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COMMENTI
05/07/2013 - Sento puzza di bruciato (Vincenzo Pascuzzi)

Meglio essere diretti ed espliciti: sento puzza di bruciato! Molte o tutte le osservazioni critiche di Giovanni Cominelli sono veritiere, fondate e condivisibili. I concorsi pubblici hanno gravi inconvenienti: troppi concorrenti, prove discutibili, commissari occasionali, correzioni approssimate, infiltrazioni di raccomandazioni, poi code giudiziarie fino e sanatorie ex lege. C’è una enorme dispersione di risorse da parte dei concorrenti che nessuno valuta, contabilizza, considera. Sono comunque risorse sottratte alla Nazione, Pil gettato! Sicuramente i concorsi vanno resi più efficienti, seri, snelli, trasparenti, rapidi, ma devono restare prerogativa dello Stato. Non vorrei che ci fosse chi approfittasse della attuale inefficienza dello Stato e delle conseguenti critiche e le utilizzasse come utile assist per riproporre la chiamata diretta (c.d. modello Lombardia) da parte dei presidi attuali. Infatti anche questi sono “usciti” da selezioni del tipo ricordato e non vantano nessuna preparazione e garanzia per selezioni migliori. Perciò sento puzza di bruciato. Altra questione collegata è quella del rapporto fra “diretti” e “indiretti” ovvero tra docenti e non docenti tutti (cioè amministrazione, gerarchia, burocrazia, sia interne alle scuole che al Miur, all’Invalsi e Snv). Sarebbe interessante avere dati statistici certi e significativi sulla consistenza numerica degli indiretti, sulle risorse economiche gestite e sulle retribuzioni complessive e individuali percepite.