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SCUOLA/ Se l'esame di Stato boccia il "mestiere di vivere"

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Da anni nella maggior parte dei casi gli studenti ripropongono argomenti che i docenti hanno sentito centinaia di volte e che di originale non hanno nulla. Molti comprano le tesine o le scaricano gratuitamente da internet (apportando magari qualche variazione di linguaggio).

Io credo che dopo quindici anni si possa anche dare un giudizio e tornare indietro, se ci si accorge che il sentiero intrapreso non è quello che porta alla cima. Ma forse il ministero, una volta appurati gli esiti negativi, ha già in mente altro: le prove Invalsi anche nell’esame di Stato attraverso la sostituzione della terza prova elaborata dalla commissione con una prova a crocette che valuterà la cultura o le competenze dello studente. Crediamo davvero che con una prova a crocette (in cui i fattori fortuna e copiatura sono assai alti) si possa valutare un ragazzo? O forse pensiamo che una prova simile soddisfi meglio al criterio della oggettività e imparzialità della valutazione? 

Da parte mia, sono fermamente convinto che l’oggettività sia da un’altra parte. Se è vero che l’oggettività assoluta non esiste, è anche vero che una prova deve permettere di profondere in campo tutta la persona, la sua sensibilità, la sua intelligenza, le sue doti retoriche, le sue letture, la sua storia, le capacità di analisi e di sintesi. Può permettere questo una prova a crocette o un esame orale concepito come somma di tante interrogazioni o una prova scritta in cui si sottopongono agli studenti argomenti che, nella maggior parte dei casi, non hanno mai affrontato oppure si offrono addirittura i documenti per la stesura del saggio e dell’articolo? 

Il ministro Carrozza ha parlato di esame che deve diventare di orientamento, cioè sul futuro: «Occorre ripensare l’esame di maturità e gli ultimi due anni delle scuole superiori in funzione dell’orientamento sul futuro. Si deve studiare per l’esame, ma anche pensare a cosa si studierà e dove si lavorerà dopo». Avete mai visto far sostenere ad un ragazzo un esame non sul percorso affrontato, ma su quello che affronterà? Il ministro, invece di invitare i ragazzi ad affrontare con serietà la realtà e il presente, li sprona ad evadere verso il futuro. La consapevolezza di sé, del proprio compito e delle proprie responsabilità avviene in un impegno serio con il reale, così come è sempre accaduto. Ritorniamo a scommettere sui ragazzi, ritorniamo all’idea di un esame che possa valutare tutto il percorso di crescita del ragazzo, il quale possa mettere in campo tutta la sua cultura, la sua esperienza, i giudizi che ha fatto propri su quanto studiato. 



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COMMENTI
07/07/2013 - Da commissario a commissario (Giuliana Zanello)

Sono completamente d'accordo, su tutti gli aspetti toccati. L'esperienza di questi giorni mi ha offerto insieme la prova della fondatezza dei rilievi in negativo (quale adulto, anche plurilaureato, anche multicarrierato, è stato sottoposto a un'interrogazione su nove materie in un'ora?) e anche la controprova positiva: di fronte agli allievi in cui si mostra con una certa compiutezza la 'maturità' di cui parla l'articolo le commissioni ritrovano miracolosamente l'accordo, i commissari superano l'individualismo della propria materia e divengono capaci di uno sguardo globale, di valutare senza la paura di svalutare il proprio settore specifico, senza frustrazione; la commissione riesce perfino, per qualche momento, a rilassarsi, superando le infernali dinamiche interpersonali che la sua stessa composizione e selezione inevitabilmente fomenta. La 'maturità' in qualche modo s'impone. Butto lì timidamente un auspicio: ma se fossimo in molti a pensarla così, perché non far sentire un po' più forte la nostra voce, perché non tentare una proposta? Anche per risollevare una categoria ormai così umiliata da aver quasi perduto le energie psicologiche necessarie per svolgere il suo compito!