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SCUOLA/ Dove un diploma costa 6mila euro e lo Stato è "allievo" di Totò

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E il “titolo di studio”, che oggi più che mai, nell’era delle competenze, sa di vetustà, diventa mercimonio. Vi immaginate, se il nostro sistema democratico non dovesse certificare altro che capacità, abilità e competenze, secondo voi, quale scuola sceglierebbero i genitori per i loro figli? Quindi il problema, tutto italiano, è che alla scuola abbiamo lasciato la forma e non ci occupiamo affatto della sostanza. 

Con le conseguenze che tutti vediamo: dai risultati nelle prove internazionali fino alla depauperazione di ogni tipo di risorsa. Pure, lo statalismo imperante non riesce ancora del tutto a mortificare, seppellire, tramortire definitivamente tanta buona scuola al lavoro, e tanta scuola statale e paritaria, anche in Campania. Conosco tanti presidi e centinaia di docenti che in questi stessi giorni, invece che andarsene al mare, e non per la crisi, stanno tirando le fila di un anno di lavoro, stanno accompagnando i ragazzi a conseguire il sospirato traguardo, sudato e sofferto, magari cominciando a pensare a quel che occorre per il nuovo anno scolastico, ormai alle porte. Facciamo un po’ di conti da “salumiere”. Una classe costa allo Stato, in media, 200mila euro l’anno, considerando complessivamente la spesa per il personale docente e Ata e senza calcolare gli oneri delle strutture, delle infrastrutture e delle attrezzature. E neppure le utenze. Quanto dovrebbe pagare la famiglia di ogni ragazzo di una classe composta in media da 20 alunni? E se è vero, come è vero, che è lo Stato ad accollarsi questa spesa per le scuole di Stato, perché i figli degli “altri” non hanno diritto allo stesso trattamento?

 

Quella che voglio raccontarvi oggi è un’altra storia. Napoli è una casba. Una città dalle mille anime: quella greca, quella romana, quella musulmana, quella spagnola, quella francese, quella cristiana: cammini per strade che finiscono dall’alto delle colline e dalle periferie e sboccano tutte verso il mare e queste strade, le case, i palazzi hanno mille stili mutuati da quelle mille anime. Ci sono scuole in quelle strade e in quei palazzi e non c’è posto per farle esistere altrove: l’una sull’altra, sicure fino a un certo punto. E in quelle scuole cresce la vita. Se vai nel centro storico ci sono scuole, statali e paritarie, a Forcella, ai Vergini, nella Sanità dove professori pagati dallo Stato, le Suore della carità, le cooperative del volontariato collaborano per garantire un’offerta formativa integrata. 

Contributi dallo Stato pari a zero, finanziamenti sempre più risicati e ragazzi fortunati perché c’è chi si prende cura di loro, al mattino in classe e al doposcuola al pomeriggio. Ci sono scuole a Poggioreale che si sono andate a cercare un rapporto con la società calcio Milan che, per ogni goal della scorsa stagione, versava un contributo per costruire un campo di calcio ai ragazzi (e alle scuole del quartiere), ragazzi che, oggi, grazie a questo, non giocano più per strada. 



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