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SCUOLA/ Dove un diploma costa 6mila euro e lo Stato è "allievo" di Totò

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Ci sono scuole paritarie che offrono un servizio ai figli degli immigrati perché anche le donne lavorano e hanno bisogno di luoghi sicuri, di percorsi accoglienti e competenze certe per i loro figli. Ci sono scuole, tante scuole, nei paesi dell’interland napoletano, quello che corre lungo la costa e quello che si addentra intorno al Vesuvio o quello che sale verso il Lazio, che collaborano stabilmente su territori devastati dall’illegalità, difficili, martoriati, dove la scuola è l’unico baluardo alla strada e alla dispersione. 

E poiché da noi il tempo pieno non esiste, e quel poco che c’è lo dobbiamo difendere con i denti contro i tagli forsennati della crisi, se non ci fosse un sistema integrato, non si potrebbe “campare”. E Salerno è come Corinto, e certi paesi nostri del beneventano e dell’avellinese ricordano con i loro vigneti le colline senesi e con le loro scuole la buona scuola italiana. Per questo la faccenda del Pacioli non c’entra nulla con la scuola, quella vera. Se ci sono sacche di “malascuola” in preda alla corruzione, ci sono, a fronte, migliaia di esperienze virtuose. Di luoghi di vita per ragazzi e famiglie, luoghi di lavoro serio, di docenti e dirigenti. 

E soprattutto, non tutta la scuola paritaria si può accomunare al malaffare. Una certa dietrologia statalista, però, non perde occasione per farlo e tantissime volte per motivi legati all’ideologia piuttosto che alla realtà. Per il semplice fatto che, anche in Campania, se non esistesse il sistema paritario tanti bambini e ragazzi dovrebbero rinunciare alla scuola (e non si può!) e le famiglie dovrebbero rinunciare a quei benefici di accoglienza e accudimento che altrove, nella stessa Italia, sono pagati da noi tutti. 

Certo la mia è una posizione di parte, chi lo nega, ma qui gli asili nido e tante scuole dell’infanzia e primaria funzionano benissimo con il sistema integrato e non potrebbe essere altrimenti. Nella mia scuola, che ha solo due classi a tempo pieno su 30, se non ci fossero i servizi del privato sociale, i bambini al pomeriggio andrebbero per strada. E tanti studenti non avrebbero mai operato in laboratori attrezzati di scuole tecniche e professionali. Quindi finiamola: via il malaffare ovunque esso sia, prima di tutto nella scuola. Continuiamo a fare sul serio: sradichiamo la malapianta alla radice. La scuola è pubblica. O come si dice da queste parti: “nuje simme serie, appartenimmo ’a morte” (Totò).



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