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UNIVERSITA'/ I tre nodi che l'Italia deve sciogliere

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È dunque un’ottima sorpresa vedere che il Rapporto affronta esplicitamente il problema e capovolge i termini: l’unica maniera corretta di estendere l’istruzione superiore e aumentare il numero dei laureati consiste nell’alzare il livello dell’università, cioè nel renderla più funzionante, più accogliente, con un insegnamento più qualificato e per questo anche più attraente. Quest’ultimo è in effetti il punto centrale affrontato dal gruppo per la "Modernizzazione dell’Istruzione Superiore": pur essendo ricerca e insegnamento entrambe attività centrali dell’università, il baricentro appare ora spostato sul primo elemento. Si dovrebbe dunque riequilibrare il rapporto, perché "teaching matters as much as research matters" (l’insegnamento conta tanto quanto la ricerca) − e, con un umorismo involontario degno dell’indimenticabile Catalano, "good teaching is a lot better than bad teaching" (un buon insegnamento è molto migliore di un cattivo insegnamento). 

Pur senza affrontare esplicitamente il problema, gli estensori del Rapporto non paiono avere del resto alcuna simpatia per la distinzione tra "università di insegnamento" e "università di ricerca": il problema della qualità dell’insegnamento non si risolve quando qualcuno si "specializza" nell’insegnamento, ma piuttosto quando l’università prende sul serio il fatto che il lavoro dei docenti non è solo ricercare, ma anche insegnare, in un modo che, ovviamente, viene arricchito e reso prezioso proprio dalla contemporanea ricerca. Davvero difficile non essere d’accordo. 

Conseguenze? Citiamone solo una: secondo le raccomandazioni finali del Rapporto, il reclutamento e la progressione di carriera dei docenti universitari devono tener conto della valutazione della qualità dell’insegnamento (raccomandazione 5). Si dovrebbe trattare di un’ovvietà. Eppure, il Rapporto presenta una situazione in cui le iniziative in questo senso sono ancora timide e sporadiche. Forse non tutti sanno che nel sistema accademico italiano una valutazione delle capacità didattiche avviene un’unica volta in tutta la propria carriera: cioè nel concorso per professori associati, dove uno dei tre elementi di giudizio (accanto ai titoli scientifici e alla loro discussione) consiste appunto nella presentazione davanti alla commissione di una lezione accademica di 45 minuti. 

Il nuovo sistema dell’abilitazione nazionale elaborato dall’Anvur ha da par suo peggiorato la cosa, perché da esso è stato escluso intenzionalmente qualsiasi riferimento all’attività didattica e alla sua qualità. Il panorama non migliora se in Italia si allarga lo sguardo alle singole università o al panorama culturale più ampio. In numerosi riquadri colorati, il Rapporto cita esempi di lodevoli iniziative per stimolare e incoraggiare la qualità dell’insegnamento nei vari paesi europei: Estonia, Spagna, Irlanda, Slovenia... Lascio al lettore indovinare, in un Rapporto di 80 pagine, quanti sono gli esempi positivi tratti dall’Italia (aiutino: si possono esprimere con una cifra inventata dagli arabi). 



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COMMENTI
09/07/2013 - Citazioni (Alberto Consorteria)

Il rapporto sull'educazione superiore si apre con due citazioni di Dewey e Bloom, entrambi statunitensi. Il punto di partenza per una riflessione sull'educazione nell'Unione Europea mi sembra ottimo...