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SCUOLA/ I promessi sposi e le tre “regole” per far leggere gli studenti

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A tale scopo la lettura prolungata, anziché un singolo brano antologico, permette agli studenti di acclimatarsi nel testo, di prendere le misure con lo stile dell’autore, con le parole che usa, con la lunghezza d’onda dei suoi pensieri. Similmente, ho ascoltato pochi giorni fa una studentessa di liceo che ricordava un episodio dell’Iliade appreso alla scuola media; mi ha sorpreso constatare quanti nessi logici ha usato nel giro di poche frasi: “Il tale eroe, che è parente di …, fa così perché è successo questo fatto, infatti prima si racconta che … E allora i Troiani …”. In quell’occasione mi sono accorto una volta di più di quanto l’incontro con la grande narrazione (epica, romanzo) plasmi il modo di ragionare, dando forma ai pensieri e al loro ordine reciproco. Per questo sono ancora più convinto che la lettura - ben scelta e ben guidata - rappresenti un patrimonio preziosissimo e altamente formativo, che può contribuire a fondare e consolidare le categorie linguistiche, logiche, insieme al gusto per la conoscenza di ciò che è l’uomo.

Tornando a Manzoni, so bene anch’io (come ho scritto qualche tempo fa) che uno studente oggi va facilmente in crisi davanti a un capitolo dei Promessi sposi; però so altrettanto bene che, se l’effetto di straniamento è imponente a settembre, lo è molto di meno, o non lo è più affatto, verso marzo-maggio. Questo significa che - entro termini ragionevoli - è possibile far progredire un giovane nella capacità di comprendere il testo narrativo: la via è percorribile!

Non si creda, infine, che io demonizzi i racconti brevi o gli estratti antologici, di cui pure farò uso al rientro in classe. Però non mi limiterò a un anno di brani frammentari, e non ho paura di riproporre, a costo di far strabuzzare gli occhi a qualche ragazzo, quella descrizione così ben orchestrata che inizia così: “Quel ramo del lago di Como…”.

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