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SCUOLA/ Concorso presidi, tre mosse per "smontare" il patto burocrazia-sindacati

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2. Sulla sentenza del Consiglio di Stato questo quotidiano ha già ospitato una lucida analisi critica, che ne ha evidenziato le incongruenze e le contraddizioni con altre sentenze di parere esattamente opposto. Una sentenza, quella di luglio, che rivoluziona la giurisprudenza amministrativa e che, se universalmente applicata, avrebbe dovuto far saltare tutto il concorso nazionale per dirigenti scolastici e tutti i concorsi precedenti dove si sono usate sempre le ormai famose buste lombarde.

In quella analisi è stato rilevato giustamente che "il principio per cui 'chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento' non vale più per i pubblici concorsi".

Quella che ne esce vincente è la logica del ricorso, che oggi può vantare anche il suggello di questa sentenza del Consiglio di Stato, logica che proseguirà ed aumenterà fino a rendere difficilmente attuabile in un solo anno la revisione del concorso in Lombardia. Ne esce pure vincente chi non vuole che la scuola diventi capace di decidere autonomamente le proprie sorti, il proprio futuro, il proprio operare. A comandare sulla scuola restano sempre più tutte le forze esterne ad essa, alla faccia dei bei sogni passati sull'autonomia scolastica.

Alla fine, l'irrazionale coacervo di oppositori alle necessarie soluzioni sembra, in modo lucido o indiretto, "riaffermare, costi quel che costi, il primato della norma astratta e il potere dei suoi custodi", quasi che dietro alle follie di concorsi e sentenze resista sordamente un grumo di forze della conservazione dell'esistente alleate contro ogni mutamento ed a difesa delle varie corporazioni.

Nel frattempo il prezzo di queste disfunzioni e incapacità organizzative oggi in Lombardia lo pagheranno i dirigenti scolastici che svolgono seriamente il proprio servizio, i docenti che hanno studiato seriamente per superare un concorso, le famiglie e gli studenti di quelle scuole che dovranno attendere a tempo indeterminato l'assegnazione di un dirigente scolastico stabile al quale hanno diritto. Per queste viene messo a repentaglio l'effettività del diritto all'istruzione, il diritto ad una istituzione scolastica efficiente, proprio in quella regione che tanti vantano come "la più efficiente"!

In più della metà delle scuole lombarde assegnate a reggenza (così come in quelle dei titolari che dovranno dividersi con queste prime, quindi in quasi tutte le scuole della regione) la professione del dirigente scolastico (messa a durissima prova psicologica e fisica, laddove esercitata seriamente) viene menomata e vincolata a pura garanzia di adempimenti burocratici, a mere e minime azioni d'ufficio, rese ancora più precarie e difficili da una insostenibile situazione creata da un dimensionamento delle scuole che in Lombardia ha spesso superano il limite massimo di studenti previsto dalle norme.



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