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SCUOLA/ Concorso presidi, tre mosse per "smontare" il patto burocrazia-sindacati

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CONCORSO PRESIDI. 1. Una prima promessa il ministro Carrozza l'aveva fatta il 15 luglio in Viale Trastevere ad oltre 150 rappresentanti degli idonei del concorso dirigenti scolastici della Lombardia. Poi l'aveva ribadita il 24 luglio in risposta all'unico parlamentare che abbia assunto una iniziativa su tutta la vicenda: l'interrogazione a risposta urgente della deputata del Pd Maria Coscia. Purtroppo non risultano iniziative di altri politici, lombardi o meno, e neppure degli ultimi ministri ai quali attiene in qualche modo l'origine del concorso stesso.

In aula quel giorno il ministro Carrozza garantiva un intervento normativo che "contemperi il giudicato e l'esigenza di dare figure di vertice alla scuola". Affermava  altresì che tale norma poteva essere inserita in un provvedimento urgente del Governo. Prima pareva che la sede dovesse essere la conversione in legge del "Decreto del Fare". Poi sembrava fosse il decreto-legge in materia di occupazione nelle pubbliche amministrazioni predisposto dal ministro D'Alia: era circolata una bozza che all'art. 17 parlava di "Misure urgenti per l'avvio dell'anno scolastico".

Ma lungo il percorso ministeriale i nemici del testo sono cresciuti in modo stranamente veloce. Non così gli amici o sostenitori.

Proprio l'altro giorno, giovedì 8 agosto, durante l'ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva, alla fine si è indirettamente consumata la speranza di un'attenzione alla gravità della situazione di quello che sarà a breve l'avvio del più difficile anno scolastico che le scuole della Lombardia ricordino.

La mancata presentazione del DL D'Alia ha eliminato ogni possibilità normativa. Le difficoltà e opposizioni erano iniziate da subito, dopo il 15 luglio. La freddezza di tutti i politici (compresi gli ultimi ministri ai quali va imputato l'attuale concorso), ad eccezione della citata on. Coscia. Un sito riferisce che l'ex ministro Gelmini avrebbe tuonato contro la possibilità che quegli incarichi di presidenza avrebbero violato il principio del merito. Poi i comitati che minacciavano nuovi ricorsi. Quindi i "segnali" sindacali. Quindi è toccato ai burocrati della Funzione pubblica, che hanno evidenziato gli ostacoli tecnici, ma non certo collaborato a trovare la loro soluzione normativa.

Infine un gruppo di senatori ha  tentato in aula (con un ordine del giorno approvato l'8 agosto persino dal Governo in sede di conversione del Decreto del Fare) di utilizzare la proposta ministeriale per avviare l'ennesima sanatoria nazionale sugli ultimi incarichi di presidenza residuali dal 2006.

Eppure, nel caso-tormentone del concorso dirigenti della Sicilia tutti (politici e sindacati) avevano persino trovato l'energia di superare normativamente le obiezioni della presidenza delle Repubblica!



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