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SCUOLA/ Solo i tecnici anni 50 e 60 ci "salveranno"

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Colpisce nella costruzione dei percorsi l'attenzione al profilo in uscita, alle competenze acquisite, alla preoccupazione che l'anno o il biennio spesi sappiano sviluppare le potenzialità di ciascuno, in una prospettiva realmente in linea con ciò che chiede il sistema produttivo. Si tratta cioè di preparare tecnici assoluatmente innovativi su nicchie ancora produttive, senza dimenticare le aree della formazione più "generaliste", capaci cioè di promuovere capacità logiche ed espressive di alto profilo.

Un modello di alto profilo tecnologico che sembra ripercorrere, rinnovandola, la grande tradizione degli anni 50 e 60 in cui il tecnico è stato sì figura professionalmente efficace, ma anche capace di interpretare un ruolo strategico di sviluppo.

Sono state numerose in questo biennio le esperienze sviluppate  nel territorio lombardo, da Pavia a Minoprio, a Bergamo, Varese e Milano, in contesti di filiere produttive di settori innovativi, in cui la bellezza e la cura degli ambienti e la passione dei docenti hanno saputo coniugarsi con tecnologie di ultima generazione. 

L'utenza di questi corsi è costituita, in alcuni casi, da studenti che hanno sperimentato l'insuccesso nei percorsi tradizionali e che hanno ritrovato in questa formula l'opportunità di far fruttar i propri talenti, recuperando, accanto a maestri disponibili a comunicare l'esperienza acquisita, il gusto dell'impegno lavorativo e dello studio. Una buona prassi di sussidiarietà. 

Si tratta di forme integrate di studio e di apprendistato, di veri e propri "arsenali", per dirla con le parole di Giuseppe Bertagna, luoghi ove arte, tecnica e formazione possano esprimersi, integrando le conoscenze teoriche con la tecnica e il lavoro e confermando che, nel futuro, al tradizionale titolo di studio si potrà sostituire una buona formazione, continuamente rigenerata.

In questa esperienza si vede il superamento sia del paradigma fordista della fabbrica, che può invece diventare luogo di apprendimento organizzato, sia del sistema centralistico e autoreferenziale  della scuola e dell'università attuali.

Non resta che auspicare che nel prossimo triennio queste esperienze possano dilatarsi e interloquire anche con altri mondi della istruzione che, a paragone, appaiono ancora molto, molto ingessati.

(Maria Grazia Fornaroli)



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