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SCUOLA/ I dati Invalsi e la "prova" di settembre, ecco il punto debole

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La cosa è resa difficile anche da una scarsa conoscenza delle cose: la stampa nazionale per anni ha parlato delle prove come di "quizzoni" dalla logica arbitraria, senza curarsi di conoscere il lavoro che sta dietro la loro lunghissima gestazione. Il mondo scientifico comincia ora a confrontarsi con il contenuto e il valore delle prove (per esempio è in programma per settembre 2013 un dibattito pubblico promosso dall'Associazione per la Storia della Lingua Italiana). I rapporti, i quadri di riferimento, le guide alla lettura continuano ad essere letti e utilizzati da una minoranza volenterosa. A parte le quattro regioni dell'obiettivo convergenza, dove tramite i fondi europei è stato possibile dare un massiccio aiuto alle scuole a leggere ed utilizzare i dati, per il resto tutto dipende dalla buona volontà delle scuole e dal supporto offerto dagli uffici scolastici regionali e dalle associazioni professionali (una iniziativa parte il prossimo anno a cura di Diesse Lombardia). 

Oggettivamente non si può dire che i prof. siano pronti a questo lavoro, anche perché nonostante tutta la loro profusione di impegno e dedizione agli studenti operano ancora all'interno di strutture dalla logica contraria (centralismo, divisione fra cicli, fra sezioni, fra singoli docenti, diffidenza per ciò che è nuovo alimentata anche da riforme a  cascata, tendenza piuttosto a mantenere il solido status quo – personalmente so quanto è difficile innovare qualcosina-ina-ina in materia di insegnamento della grammatica: torna sempre l'obiezione che non è "come se lo aspetta il prof."!). Quello che rema contro è soprattutto la diffusa paura degli insegnanti di un giudizio negativo su di sé: resterebbero sorpresi nel leggere, a p. 136 del Rapporto, che "i risultati delle prove, sia di Italiano sia di Matematica, sono fortemente congruenti con i voti attribuiti (nel primo quadrimestre) dagli insegnanti di classe. In altri termini, rilevazioni Invalsi e valutazioni, interne alla classe, degli insegnanti si rispecchiano piuttosto fedelmente".

La novità di quest'anno è che il quadro d'insieme di questa seconda fase tutta interna alle scuole è il non ancora sperimentato Sistema Nazionale di Valutazione (SNV). Nel Regolamento sul SNV appena pubblicato in G.U. è previsto che le scuole,  sulla base sia delle rilevazioni Invalsi sugli apprendimenti degli studenti sia di informazioni statistiche e amministrative sulle singole scuole fornite dal ministero (Fascicolo Scuola in chiaro) e altre informazioni interne riflettano sui propri processi organizzativi e didattici per verificarne l'adeguatezza e migliorare gli esiti formativi, in senso ampio, dei propri alunni: "un vero e proprio ciclo della performance, in cui la riflessione sulla situazione di partenza si focalizzi sul cosa e come migliorare, sfoci in piani e interventi di miglioramento la cui implementazione ed adeguatezza possano poi essere a loro volta valutate" (P. Sestito già citato).



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