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SCUOLA/ I dati Invalsi e la "prova" di settembre, ecco il punto debole

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E il popolo della scuola? Studenti e genitori soprattutto, come vivono le prove? Un report sulla percezione espressa sulla rete nei confronti della rilevazione Invalsi più temuta, quella inserita nell'esame conclusivo del I ciclo o Prova Nazionale, è stato commissionato da Invalsi a una società terza (Voices from the Blogs, uno spinoff dell'Università di Milano), i cui risultati sono già in rete

Molti studenti rilevano che le prove sono "difficili" (cioè non sono banali quizzoni!) e che non hanno a che fare con quello che si fa a scuola (ma, insinuo, quello che si fa a scuola non sempre produce competenze: la matematica, per esempio, dovrebbe essere prima di tutto uso della ragione, ma alla richiesta "Adesso scrivi i calcoli che hai fatto per ottenere i risultati" uno studente così commenta sul blog: "E cosa ti fa pensare che io abbia fatto i calcoli?"). Accanto ai prevedibili sarcasmi su quesiti e risposte, un giudizio positivo sulla prova Invalsi è espresso da una percentuale dei commenti che cresce da un quarto (prima della prova) a un terzo (dopo la prova); ci sono anche pronunciamenti di insegnanti e adulti, che sostengono che "il test è una modalità moderna di verificare o incentivare l'apprendimento; un terzo argomenta a favore dei test perché consentirebbero di verificare l'apprendimento effettivo", uscendo dalle normali routines scolastiche. 

L'ansia da prestazione chiaramente colpisce, ma quando mai l'assenza di pressione esterna è in sé un bene? Anzi, l'achievement press è fattore che incide positivamente sugli apprendimenti. Il motore della storia è il bisogno, il desiderio, la pro-vocazione della realtà: in tutta questa faccenda dell'Invalsi, quello che veramente sembra mancare è il desiderio di confrontarsi con una realtà storica che avanza, quella che il Libro bianco di Padoa Schioppa e Fioroni aveva ben descritto già nel 2007: la fine della stagnazione è legata a una qualche mossa positiva, non alla difesa dell'orticello. Ma a chi compete la mossa positiva? Non alle istituzioni o alle regole, ma alle persone e al loro desiderio di positività, il che non è mai obbligo di legge o diritto sindacalmente tutelato. L'emergenza vera è l'uomo.

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