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SCUOLA/ Clil, la "rete" fa acqua da tutte le parti

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È una tendenza confermata dalla nascita di reti Clil in regione Lombardia, aggreganti numerosi istituti in maniera spontanea, molti dei quali non linguistici, e quindi presumibilmente interessati al Clil per una sua qualche intrinseca validità, e non per l’adempimento di un obbligo di legge che per taluni istituti si prospettava, al momento della creazione delle esperienze, ancora ben lontano.

Tutto questo fervore di iniziative ha sicuramente svolto in Lombardia un’efficace opera di sensibilizzazione docenti, implicitamente riconosciuta come valida se si considerano alcuni degli obiettivi indicati nella bozza d’intesa di cui sopra, proposta alle nascenti reti dei licei linguistici, in particolare il punto che sottolinea la necessità di “promuovere attività di formazione sia linguistico-comunicative, sia didattico-metodologiche del personale scolastico, nonché momenti seminariali finalizzati alla condivisione di buone pratiche, attività, progetti e processi messi in campo dalle scuole in seguito all’implementazione della metodologia Clil all’interno del curricolo e all’innovazione metodologica e didattica, in particolare attenzione all’uso delle tecnologie multimediali”.

Quanto qui proposto potrebbe assegnare agli istituti in rete un ruolo attivo nel processo di formazione dei docenti stessi, anche se i termini usati, “promuovere”, “condivisione”, alla luce della situazione della formazione metodologica Clil per i docenti Dnl sopra descritta, non lascia realisticamente intravedere altre possibilità se non quella della sensibilizzazione e dell’erogazione di corsi di formazione linguistica (il docente Dnl deve infatti conseguire il livello C1 di competenza linguistica).

Il dettaglio analitico del protocollo, se ben esaminato, fa emergere una serie di punti irrisolti; le nascenti reti dei linguistici si rapporteranno alle realtà di reti già esistenti, e se sì, come? Il modello verticistico delineato dal protocollo stesso, con la creazione di sottoaree in regione Lombardia i cui istituti capofila sono già noti per passaparola prima che le reti stessi siano costituite, verrà replicato per ulteriori future reti di istituti non linguistici, nel momento in cui anche per essi scatterà l’obbligo dell’erogazione del Clil nell’anno scolastico 2014/15? Le reti comprenderanno anche i licei linguistici paritari, ovviamente su libera adesione degli stessi, ma i docenti in servizio nelle paritarie non hanno avuto accesso ai corsi di formazione metodologica, e quindi a che titolo possono/potranno erogare moduli o percorsi Clil non avendo, diciamo, le qualifiche necessarie? La stessa situazione di “irregolarità” (docenti che erogano per obbligo di legge moduli/percorsi Clil ma non hanno accesso alla formazione, a meno che non si “organizzino in proprio”) si ripeterà per i docenti dei licei non linguistici paritari? In che modo si pensa di ovviare a questa situazione?



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