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SCUOLA/ Clil, la "rete" fa acqua da tutte le parti

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L’anno scolastico 2012/13 ha visto, in fase di chiusura, l’attivazione di reti regionali di Licei linguistici a supporto della metodologia Clil (Content and Language Integrated Learning); sarebbe interessante poter dare lo stato dell’arte per tutte le regioni, ma il caso della Lombardia può essere ritenuto sufficientemente esemplificativo. In merito alla creazione delle reti regionali, l’Ufficio scolastico regionale della Regione Lombardia ha redatto, in un protocollo del 3 luglio 2013, una bozza d’intesa, a fronte della mappatura dei licei linguistici della regione in quattro sottoaree per un totale di 135 licei linguistici, di cui 46 paritari, circa un terzo del totale, e l’individuazione di una scuola capofila per la regione.

La bozza d’intesa indica anche gli obbiettivi delle nascenti reti e il protocollo segnala che entro il 30 agosto va comunicato alle autorità competenti se le aggregazioni “ipotizzate” siano state realizzate, con elenco delle scuole effettivamente aderenti e l’indicazione dell’istituto capofila per le sottoreti ragionali. Si evince dalla tempistica della bozza che a inizio del prossimo anno scolastico le reti in Lombardia dovrebbero essere già costituite, in modo da affiancarsi al processo di formazione dei docenti Dnl (di discipline non linguistiche) partecipanti ai corsi metodologici gestiti dall’Università statale e cattolica di Milano, iniziati a fine aprile, essendo in tutta Italia le università gli unici enti autorizzati a rilasciare, a fronte del corso di formazione metodologico completato con successo, quella che può ritenersi una “abilitazione Clil”.

Continuano le attività di formazione linguistica, anche attraverso i programmi dedicati quali Llp Comenius, che permettono ai docenti di partecipare, con parziale copertura dei costi, al Lifelong Learning Programme, attraverso varie modalità.

Tutto questo andrà a coesistere in Lombardia con altre reti sorte spontaneamente in passato come risultato della libera aggregazione di numerosi istituti, generalmente non linguistici, ed esperienze di moduli/percorsi Clil realizzate in ordini di scuola non interessati dall’obbligo di legge, anche a partire dalla primaria, e numerosi momenti di formazione a carattere seminariale.

Si tenga inoltre conto che la Regione Lombardia non è nemmeno fra le più “attive” in questo ambito, in quanto le regioni a Statuto speciale hanno, per tradizione culturale e collocazione geografica, una storia molto più consistente e articolata sia di costruzione di reti che di singole esperienze Clil. Ma anche in altre regioni si possono rintracciare esperienze significative di collaborazione fra vari istituti e con il mondo universitario.

Una mappatura completa di tutte le reti e, soprattutto, delle singole esperienze richiederebbe uno sforzo notevole, ben superiore a quello pur ampio e articolato fatto ad esempio in Lombardia con il rapporto Ali-Clil del 2001-2006, all’interno del Progetto Lingue; il monitoraggio aveva riguardato 105 scuole della regione, di ogni ordine e grado, e il dato ancora interessante, pur a distanza di sei anni dalla chiusura del rapporto, è la crescita rapidissima del Clil che si era registrata nel quinquennio esaminato, come numero di istituti e classi coinvolte.  



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