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SCUOLA/ Il rebus delle Graduatorie a (finto) esaurimento manda in tilt i Prof.

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Dotate di una loro composizione chimica, le graduatorie si cristallizzano nel tempo, ma non scompaiono. Esse sono composte di tre fasce accorpate (c’è stato un breve tempo in cui erano perfino cinque) rispecchianti i vari tempi e la varie modalità di immissione dei docenti, prima o dopo la legge 124/1999, che ha istituito in Italia il doppio canale di reclutamento: uno riservato agli idonei dell’ultimo concorso a cattedra da inserire in una graduatorie di merito, e l’altro, costituito appunto dalle graduatorie già permanenti (ora GaE), riservato ai docenti in possesso di abilitazione.

En passant, ricordiamo che per quanto riguarda le immissioni in ruolo, le cattedre che si rendono disponibili annualmente sono coperte attingendo per metà dalle graduatorie di merito dei vincitori di concorso e per il restante 50% dalle graduatorie a esaurimento.

Per tornare alla GaE, vi è perfino una quarta fascia, nella quale il decreto “mille proroghe” per il 2012, ha ficcato i docenti che possono vantare un’abilitazione essendo stati iscritti ai corsi universitari abilitanti negli anni accademici 2008-2009, 2009-2010 e 2010-2011, presso le Facoltà di Scienze della Formazione, le Università, le Accademie e i Conservatori.

Ora si vocifera anche di un inserimento in questa quarta fascia dei docenti abilitati con il TFA avviato ufficialmente (anche se non praticamente) nell’anno accademico 2011/2012, onde evitare a tutti costoro l’iter di un ulteriore concorso a cattedra. In questo senso, la separazione tra abilitazione e reclutamento sarebbe definitivamente terremotata, con conseguente abbassamento del numero delle future abilitazioni sulla base del turnover dei pensionamenti. Non sono i docenti che formano le graduatorie, ma le graduatorie che determinano l’identità del docente.

Un altro esempio? Lo scorso 2 aprile è stata pubblicata l’ordinanza di remissione con la quale il Tar del Lazio ha accolto due appelli presentati nel 2010 dal sindacato Anief che si opponeva alla cancellazione dalle liste di oltre 30mila docenti già assunti a tempo indeterminato (tranne quelli di Religione). Gli oltre 250mila i docenti precari che vi rimangono inseriti sono destinati ad aumentare di numero, mancando di poco la quota record dei 300mila, raggiunta nel 2007. Afferma il Tar che il tentativo di depennamento “appare il frutto più di scelte politiche contrastanti con principio meritocratico di inclusione nelle graduatorie, che non piuttosto rivolte a eliminare discriminazioni o a promuovere il lavoro di docente su tutto il territorio nazionale”.



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