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SCUOLA/ Il rebus delle Graduatorie a (finto) esaurimento manda in tilt i Prof.

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Con tutto il rispetto per il Tar e fatti salvi i legittimi diritti degli inclusi in questo perverso meccanismo, è questa la migliore forma di assunzione dei docenti per una scuola di qualità? O non è piuttosto lontanissimo, il sistema delle graduatorie, da una forma aggiornata di reclutamento in cui la domanda di formazione dell’alunno si incontri con l’offerta di specifiche capacità dell’insegnante? È normale un sistema che si rinnova e si aggiorna non solo perché sottoposto, come s’è visto, ai continui aggiornamenti di chi ha maturato dei titoli, ma più spesso perché, così pieno di falle, è ostaggio di iniziative di ricorso legale?

Sarebbe davvero il caso di porre mano a una forma di assunzione che valorizzi il docente che non solo ha accumulato dei titoli tramite l’abilitazione e le successive ed eventuali prove concorsuali, ma che vuole svolgere una professione che lo mette in rapporto con una determinata scuola e un determinato territorio. In attesa che le graduatorie si svuotino (cinque anni, dieci anni?) nulla vieta di rivedere a fondo il sistema di reclutamento, ancorandolo alla professionalità docente piuttosto che al determinismo delle graduatorie. Una nuova modalità che risponda non astrattamente al bisogno di istruzione e di educazione dei giovani.



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