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SCUOLA/ Per "incontrare l'umano" occorrono le fiabe

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La proposta del “libro fondativo” non si pone mai, né direttamente né indirettamente, in opposizione a queste prospettive che non vengono mai negate o fatte oggetto di critica, ma che sono di fatto integrate, potremmo dire contestualizzate, dalla presenza centrale di un altro elemento: la capacità del racconto e la scelta di modalità didattiche esplicitamente orientate a rispondere alla domanda di significato, fortissima negli allievi.

Decisivo è che il significato non venga proposto come un dato ideologicamente definito, ma come oggetto di una ricerca che rende progressivamente presente la risposta: una scoperta che si manifesta, nel tempo, attraverso l’incontro con la realtà. Il senso della realtà, infatti, o è “dentro” la realtà o non è: di questo i bambini sono certi, e forse proprio nella mancata indicazione di una strada su cui avviarsi che li aiuti a riconoscerlo sta una ragione decisiva tanto della fragilità umana che sembra inesorabilmente colpire le giovani generazioni, quanto del disamore all’apprendere che emerge prevalentemente alla conclusione del ciclo primario della scuola.

Una condizione essenziale perché questa opzione didattica mostri tutta la sua efficacia è bene espressa da una affermazione di Tolkien: “Le fiabe sono scritte per gli adulti e la loro importanza sta nel fatto che, mentre le leggono ai bambini, siano essi figli o alunni, riscoprono per sé il significato della vita nascosto tra le parole”. Queste parole vanno lette in tutta la loro potenza ermeneutica perché questo è vero non solo per le fiabe e centra una questione didatticamente cruciale: agli allievi non può essere chiesto di fare un percorso che l’insegnante non sia disposto a (ri)fare con loro.

La terza parte del libro propone un saggio sull’importanza della lettura ad alta voce, a scuola ma anche in famiglia, e la presentazione del pensiero di otto autori sul significato della letteratura. È questa un’apertura decisiva per la comprensione della proposta didattica che il testo fa. Ciascuno degli autori, che vanno da Tolkien a Florenskj a D’Avenia, offre infatti un punto di vista che, accanto a una prospettiva comune, illumina aspetti del significato della letteratura anche profondamente diversi, legati alla sensibilità con cui si accosta al tema. A questo proposito una piccola osservazione: perché in questa parte non si è inserito anche qualche passo di Flannery O’Connor che proprio su questi temi ha detto cose profonde e di grande attualità? Ma a questo neo si potrà facilmente rimediare in una, speriamo prossima, nuova edizione.

Questa presentazione non può concludersi senza sottolineare il percorso metodologico che sorregge il libro. Il primo dato lo troviamo osservando come tante persone, diverse tra loro e impegnate in contesti scolastici diversi, a partire dal quotidiano lavoro didattico, abbiano accettato di confrontarsi con l’esigenza comune a tutti gli insegnanti di far emergere un senso nel lavoro proposto che superi la dimensione strumentale e utilitaristica. Da questa scelta, per nulla scontata, è emersa una prospettiva di lavoro che è stata sviluppata in direzione sia degli allievi, sia - scelta meno ovvia e meno facile - dei propri colleghi, più o meno vicini fisicamente e/o ideologicamente. 



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