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SCUOLA/ Carrozza: formazione e assunzione dei prof, ci vuole il "modello unico"

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

Le cifre assolute non dicono nulla. È noto che, confrontato con quello di altri paesi, il nostro sistema non è affatto quello più ricco. Ma – queste sono le cifre che contano − il numero di laureati è ancora troppo basso rispetto all’Europa; la classe docente si è depauperata ed è oggi la più vecchia del continente. La vera questione è l’efficienza. Un sistema pubblico dell’istruzione deve essere diffuso ma anche efficace. Il recente rapporto dell’Anvur ha indicato che esistono squilibri che vanno corretti ed eccellenze che vanno premiate. Lo faremo già con la distribuzione delle risorse per il 2013 (sul finanziamento ordinario e sulla programmazione triennale). Ma senza investire nel diritto allo studio e nel merito per gli atenei ogni intervento rischia di essere isolato: nessun reclutamento dei giovani, pochi studenti immatricolati. Inoltre c’è bisogno di un raccordo territoriale che aiuti a vincere gli squilibri oggi esistenti in Italia in un’ottica d’integrazione e ottimizzazione fra atenei ed enti di ricerca. 

La Raccomandazione del Parlamento europeo del 15 febbraio 2006 chiede al n. 4 che alle Università sia consentito di scegliere un'agenzia di accreditamento "corrispondente alle loro necessità e caratteristiche". Ritiene che tale pluralismo sia auspicabile anche in Italia o che sia preferibile la via finora seguita di un'agenzia unica di nomina governativa?
Il percorso che ha condotto alla creazione dell’Agenzia unica di accreditamento (l’Anvur) è stato lungo e faticoso. Ma ampiamente condiviso. Ci sono voluti ben 5 anni per avviarne i lavori e, davvero, vorrei evitare il tipico male italiano di affondare una cosa appena nata. Esistono naturalmente luci e ombre, complessità da sfrondare, competenze da chiarire e regole da semplificare. Ma il già ricordato rapporto sulla Valutazione della Qualità della Ricerca (Vqr) che abbiamo presentato lo scorso 16 luglio dimostra che siamo sulla buona strada. Peraltro, l’esistenza di un sistema pubblico relativamente omogeneo (a differenza di quanto avviene in altri paesi europei) rafforza l’idea che esso venga valutato da un’unica agenzia, così come un unico ministero vigila e delibera sulla ripartizione delle risorse.

Il Rapporto del giugno 2013 del Gruppo di lavoro sulla modernizzazione dell'istruzione superiore in Europa raccomanda che venga riequilibrato il rapporto tra ricerca e insegnamento nelle università, che ora è nettamente a sfavore del secondo, per esempio nelle politiche di reclutamento che praticamente ignorano le capacità didattiche dei futuri docenti. È d'accordo con tale diagnosi? Se sì, quali provvedimenti pensa che siano più urgenti in Italia?
Ho letto quel rapporto e ne condivido le linee essenziali. Tuttavia bisogna intendersi. Nelle procedure di reclutamento delle singole università la didattica è contemplata dalla maggior parte dei regolamenti che gli atenei si sono dati in autonomia. Dunque non è vero che la didattica è fuori dal reclutamento. Piuttosto ritengo che vada approfondita la politica di incentivazione della buona didattica. A questo scopo sono stati distribuiti i fondi per l’incentivazione (50 milioni di euro nel solo 2013) che le università devono destinare a chi dei docenti presenti buone prestazioni anche (o solamente) didattiche, magari sulla base della valutazione degli studenti. Stiamo poi studiando un nuovo sistema di incentivazione della qualità della didattica che faccia riferimento alla ripartizione del finanziamento ordinario e che andrà a regime nel 2014.



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