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SCUOLA/ I prof di storia sanno sacrificare i loro pregiudizi?

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Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)  Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)

L'Italia di allora, come il Tirolo, come molte altre parti d'Europa erano teatro di quelle che gli storici chiamano le "insorgenze", rivolte spontanee contro l'invasore francese e contro la sua ideologia, distruttrice delle appartenenze e delle identità. Gli "insorgenti" erano ribelli o terroristi? La Rivoluzione francese aveva già scritto la sua risposta nel sangue dei Vandeani, massacrati in nome della propria fede. E lo stava scrivendo su un modello di storiografia giacobina che è arrivata sin dentro le nostre aule. Si dirà: ma il Tirolo meridionale aveva la possibilità di dire per via "democratica" il proprio malessere...  ignorando che furono proprio le iniziative di uomini come Klotz e Kirschbaumer ad aprire la strada a una soluzione diplomatica della questione tirolese. Senza di loro, si sarebbe mai arrivati al cosiddetto "Pacchetto Andreotti-Gruber"? Ma, al di là del contesto specifico e di una risposta che dovrebbe essere solo "storica" (cioè basata su fatti e documenti), a essere in gioco, per noi, trattandosi di un diario scolastico,  è il valore che la storia dovrebbe avere nell'ambito di un percorso educativo. 

Basterebbe uno sguardo, anche fugace, ai manuali di storia dei nostri vicini e alle dissonanze e discordanze con i nostri, per rendersi conto di quanto la storia sia comunque e ancora materiale di propaganda ed esercizio retorico, centrato su un'idea astratta di stato e di nazione. O, per quel che riguarda i "terroristi" sudtirolesi, confrontare le relative voci di wikipedia.it e wikipedia.de ...  

Il "diario" tanto inviso alla Stampa contiene anche un ampio elogio della figura di Andreas Hofer (che, peraltro, è anche il protagonista dell'inno tirolese). Abuso della storia, da una parte e dall'altra? Se sì, non è che l'Italia (e la scuola italiana) ne escano benissimo con il numero infinito di orrendi monumenti a Mazzini e Garibaldi che popolano le nostre piazze, con tutta l'agiografia neorisorgimentale che vi fa da corona. 

La verità vi farà liberi, recita un detto del Vangelo di Giovanni, che ha anche un valore profondamente laico e, per così dire, "metodologico". Lo storico autentico è chiamato a un compito difficile e mai concluso: lasciar morire il proprio, pur legittimo, pre-giudizio nel primato dei fatti, progressivamente e sempre solo relativamente scoperti, in un percorso interpretativo inesauribile, quando, appunto, non prevalga l'uso retorico della storia, la volontà di farne uno strumento pro rege o contra regem.  

Ci sono sfumature, piccoli movimenti retorici, che la dicono lunga sulla volontà reale di mettere a fuoco i propri pre-giudizi e di cercare la verità storica,  e anche su certo falso moralismo. Restiamo sull'esempio scelto, quello dell'articolo fortemente scandalizzato del quotidiano La Stampa. L'articolista non ha mancato di ironizzare, sicuro di trovare l'applauso, sulla «trecciona e i Dirndl» di Eva Klotz, la figlia di Georg Klotz, condannato per "terrorismo". 



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