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SCUOLA/ I prof di storia sanno sacrificare i loro pregiudizi?

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Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)  Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)

Mancavano solo dei riferimenti ai canderli e ai crauti, e poi la storia per stereotipi sarebbe completa. In realtà, la treccia e il Dirndl sono simboli identitari. Il Dirndl è l'abito tipico delle donne tirolesi. Riusciamo a immaginarci un'uguale ironia sulle unghie color arcobaleno delle atlete antiPutin e gay-friendly? O sugli orecchini di Vendola? No, evidentemente, no, pena il marchio dell'infamia omofoba su tutti i media europei ... 

I Greci, che di storia e di democrazia se ne intendevano, distinguevano tra buona e cattiva retorica. La prima è quella che serve la verità, la seconda è quella che è funzionale alla ricerca del potere e a interessi particolari. La verità è sempre molto scomoda, ma senza verità non si è liberi. Lo sapevano anche i moderni, quando, con Honoré de Balzac, riconoscono: «Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera che ci viene insegnata, la storia ad usum delphini, e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa». E lo sanno, in fondo, anche i contemporanei, che «siedono come nani sulle spalle di giganti», quando, ed è cosa rara, facciano lo sforzo di levare lo sguardo oltre il proprio pre-giudizio.



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