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SCUOLA/ I prof di storia sanno sacrificare i loro pregiudizi?

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Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)  Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)

A La Stampa il diario scolastico della Südtyroler Freiheit non è piaciuto. Hanno scritto che esalta terroristi e stragisti e si sono indignati. Per dirla tutta, dato che la verità comincia dalle piccole cose, il diario non è propriamente della Südtyroler Freiheit, partito autonomista radicale sudtirolese, ma, come si suol dire, "di area". Come è, del resto, per tanti diari scolastici che circolano per le aule scolastiche italiane, a cui nessuno bada, ma che propagano il verbo politicamente corretto oggi tanto in voga. 

Il quotidiano torinese, di cui un tempo si diceva «vicino alla famiglia Agnelli», in un lungo articolo uscito a Ferragosto, si è chiesto, scandalizzato, come mai la Procura della Repubblica di Bolzano non ne abbia ordinato il sequestro. Lo fa da qualche anno, visto che questa è già la quarta edizione del Tyroler Merkheft (diario scolastico tirolese), ma, quest'anno, la sottolineatura è stata tutta sull'apologia di terrorismo. 

Secondo l'articolista il diario esalterebbe "terroristi", condannati come tali, quali Georg Klotz e Sepp Kirschbaumer, ma, anche il loro modello storico, il celebre Andreas Hofer, giustiziato dai francesi per la sua resistenza alla Rivoluzione importata sulle punte delle baionette napoleoniche. Il riferimento è d'obbligo, perché in gioco è proprio l'uso della storia. È curioso che, sempre La Stampa, sulle sue pagine estere, insista nel definire "ribelli" siriani coloro che il regime di Assad, ma anche la stampa russa, chiamano, invece, "terroristi"; e, a leggere bene le poche notizie che ci arrivano, sui massacri di massa nelle zone "liberate", sembra difficile dar loro torto. 

Terroristi o ribelli? L'alternativa è delle più difficili nella storiografia, a meno che si propenda per la comoda soluzione di chiamare "ribelli" quelli che vincono e "terroristi" quelli che perdono. Andreas Hofer era un terrorista o un ribelle? Per i francesi, inclusa la loro colonia Cisalpina (il Regno d'Italia), era certamente un "terrorista". Per i tirolesi un resistente e un patriota, o, come si è scritto, "un ribelle per amore". E come per i resistenti della seconda guerra mondiale, anche di lui ci è tramandata la lettera scritta in cella, poco prima della sua esecuzione. I cittadini di Mantova, città dov'era imprigionato, avevano persino fatto una colletta (5000 scudi, un'enormità per quei tempi) per ottenere la sua liberazione. Secondo padre Antonio Bresciani, che lo assisté in quelle circostanze, Andreas, in una notte di prigionia, resosi conto che la stufa emanava delle esalazioni, svegliò il suo carceriere, salvandolo e rinunciando alla fuga. All'amico Puhler, nella sua ultima lettera, chiese preghiere per la propria anima e scrisse: «che Dio sia benedetto per la sua divina grazia, che mi rende la morte così facile, come se mi portassero in altro luogo, e non all'esecuzione», ricordando poi la sua Val Passiria. 



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