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SCUOLA/ Aprea: reclutamento dei prof, i concorsi sono falliti per sempre

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Valentina Aprea (Infophoto)  Valentina Aprea (Infophoto)

Contestualmente al rinnovamento della formazione iniziale, occorre certamente accelerare lo svuotamento delle graduatorie ad esaurimento, procedendo all'assunzione annuale di docenti per l'effettivo numero di posti vacanti e disponibili, perché anche ai precari storici e ricorrenti occorre dare certezza di assunzione, evitando però la riapertura di qualsiasi tipo di graduatoria.

L'applicazione di questi due chiari principi – una limitazione del numero annuo di abilitati ed una programmazione pluriennale di assunzioni annuali per coprire tutti i posti disponibili − rappresenterebbe, se solo lo si volesse, la via chiara e priva di ambiguità per eliminare il precariato dalla scuola, dare risposte alle nuove generazioni e certezze ad un sistema scolastico che è perennemente in sofferenza per l'elevato numero di posti da coprire con supplenze annuali. Non è uno sforzo enorme, non avrebbe impatto sui conti pubblici. Ma, evidentemente, una programmazione pluriennale certa di qualsiasi cosa non è un compito che ormai lo Stato riesca più ad assicurare.

Infine, occorre affrontare il tema della riforma del sistema di reclutamento. Il sistema scolastico è ormai maturo per introdurre nuove modalità di reclutamento del personale docente, in coerenza con i principi di qualificazione del servizio educativo, di incremento degli spazi di autonomia delle istituzioni, di ottimizzazione e utilizzo efficace delle risorse. È del tutto evidente che dopo un'abilitazione seria non si deve procedere ancora con concorsi come quelli che abbiamo conosciuto, che per altro hanno ormai dimostrato tutti i loro limiti, a partire dagli inevitabili ricorsi che li renderanno ancora per anni un'interminabile quanto kafkiana odissea.

Al contrario, si deve dare maggior ruolo alle scuole nella selezione dei propri docenti. Oggi le scuole non hanno alcuna voce in capitolo nella scelta del proprio personale. Il reclutamento risponde ancora ad una logica ed a meccanismi impersonali e centralisticamente uniformizzanti in cui non trovano spazio né la valorizzazione dell'effettiva professionalità del docente né le specifiche necessità dei territori.

Vi è quindi la necessità di un confronto aperto e leale sul passaggio ad un reclutamento effettuato dalle scuole stesse, in rete tra di loro, che tenga conto delle loro specificità − tipologia, dimensioni, contesto socioeconomico, etc. − e del loro Piano dell'offerta formativa.

Questo già accade in molti Paesi (Danimarca, Regno Unito, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Finlandia, Svizzera e Svezia) e da molti anni tutte le analisi evidenziano che i Paesi dove le scuole hanno grande autonomia e possono selezionare direttamente il personale ottengono i migliori risultati.



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COMMENTI
28/08/2013 - Principale e accessorio (enrico maranzana)

E’ vero: “Il reclutamento risponde ancora ad una logica ed a meccanismi impersonali e centralisticamente uniformizzanti in cui non trovano spazio né la valorizzazione dell’effettiva professionalità del docente né le specifiche necessità dei territori” ma le proposte formulate, invece di superare l’impasse, rinforzano lo stallo. Si tratta di un tipico esempio della distanza che separa i politici dall’ISTITUZIONE: per loro i concetti di “sistema”, “educazione”, “istruzione”, “formazione” sono evanescenti, offuscati dal tradizionale, totalizzante “insegnamento”. Ne consegue l’incapacità d’interpretazione delle regole che governano la scuola: una questione delineata in “La miopia dei ministri della pubblica istruzione” visibile in rete.