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SCUOLA/ Aprea: reclutamento dei prof, i concorsi sono falliti per sempre

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Valentina Aprea (Infophoto)  Valentina Aprea (Infophoto)

Puntualmente come ogni anno si commenta l'annuncio dell'assunzione da parte dello Stato di alcuni migliaia di docenti.

È un appuntamento fisso, non programmato, ma atteso come una strenna ferragostana, a cui segue immancabilmente la discussione sull'insufficienza del contingente assegnato. Però, solo pochi si soffermano su tre dure verità che, al contrario, meriterebbero molto di più le pagine dei giornali e le discussioni politiche. 

La prima. L'Italia è ormai l'unico paese al mondo in cui queste decisioni sono ottriate da un centro sovrano. È vero, i sogni di decentramento di Minghetti, Sturzo e De Gasperi prima contro lo statalismo liberale, poi fascista e infine repubblicano sono sempre rimasti lettera morta. Ma almeno quando si è in presenza di istituzioni decentrate che funzionano non sarebbe male riconoscere che il sistema di istruzione e di formazione del duemila non può più essere gestito come quello del 1800. Pena l'accettarlo con i risultati che le indagini internazionali ci documentano.

La seconda. Nonostante la truffaldina retorica giovanilisitica, i giovani sono costantemente esclusi da queste assunzioni. Forse non ce ne rendiamo conto a sufficienza, ma si tratta di una cosa molto grave. 

La terza. Certamente gli interventi di assunzione in quanto tali sono meglio di niente. Ma la scuola non ha bisogno di soluzioni "balneari". Le serve una programmazione pluriennale certa nel tempo, che consenta anche alle nuove generazioni, ma non meno a chiunque, di verificare se chi governa è una struttura amministrativa dilettantantesca o affidabile.

Peraltro, per quanto riguarda la formazione iniziale, la strada da percorrere era già stata tracciata. Il decreto del ministro Gelmini n. 249 del 10 settembre 2010 aveva infatti regolamentato la modalità a regime dell'abilitazione degli insegnanti, prevedendo il conseguimento della laurea magistrale a ciclo unico quinquennale in Scienze della formazione o di bienni magistrali specifici per classe di concorso per la scuola secondaria di primo e secondo grado, oltre ad un anno di Tirocinio formativo attivo (Tfa). Per l'accesso ai corsi di laurea abilitanti era previsto un numero di posti limitato, determinato sulla base della programmazione degli organici e del conseguente fabbisogno di personale docente. Basate sulla programmazione di posti disponibili, queste modalità di abilitazione costituivano, dunque, la premessa per assicurare regolarità alle assunzioni di personale docente, per eliminare le cause che determinano l'insorgenza di nuovo precariato, per garantire alle nuove generazioni l'accesso all'insegnamento. Ma niente di questo è stato fatto, salvo che aggiungere ai già avventurosi percorsi di Tfa, non meno improvvisati Pas (percorsi abilitanti speciali), nonché altri espedienti emergenziali per tamponare problemi giganteschi (come il sostegno) che, in questo modo, tuttavia, non si risolveranno mai.



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COMMENTI
28/08/2013 - Principale e accessorio (enrico maranzana)

E’ vero: “Il reclutamento risponde ancora ad una logica ed a meccanismi impersonali e centralisticamente uniformizzanti in cui non trovano spazio né la valorizzazione dell’effettiva professionalità del docente né le specifiche necessità dei territori” ma le proposte formulate, invece di superare l’impasse, rinforzano lo stallo. Si tratta di un tipico esempio della distanza che separa i politici dall’ISTITUZIONE: per loro i concetti di “sistema”, “educazione”, “istruzione”, “formazione” sono evanescenti, offuscati dal tradizionale, totalizzante “insegnamento”. Ne consegue l’incapacità d’interpretazione delle regole che governano la scuola: una questione delineata in “La miopia dei ministri della pubblica istruzione” visibile in rete.